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Quantitative easing: cos’è e che effetti avrà sugli italiani

cos'è il quantitative easing di mario draghi

Da un paio di giorni a questa parte gli italiani hanno imparato una nuova espressione anglofona: Quantitative easing. Si tratta di una manovra voluta da Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, che a sentire i telegiornali dovrebbe fare uscire dalla crisi economica l’Europa. Ma sarà davvero così? Può una banca tirarci fuori da questa brutta situazione? In teoria sì, e per una volta mettiamo da parte il fatto che l’Italia sia un Paese particolare, nel quale le regole economiche valgono fino ad un certo punto, e vediamo cos’è questo Quantitative easing e che effetti avrà sulla nostra vita di tutti i giorni.

Cos’è il Quantitative easing

Detto in poche parole, il Quantitative easing non è altro che l’immissione nel mercato di nuovi soldi. Come faceva una volta l’Italia per rilanciarsi sul mercato: stampa moneta. Detta così sembra una cosa semplice, ma ovviamente è più complessa di quanto sembri. La Banca Centrale Europea stamperà più euro e li metterà in circolo acquistando titoli di Stato dei Paesi maggiormente invischiati nella crisi, come l’Italia.

L’effetto sulla macroeconomia è immediato: essendoci più euro in giro, il valore della moneta scende. Di conseguenza per i Paesi stranieri diventa più conveniente acquistare i nostri prodotti perché li pagano di meno rispetto a prima, e così le nostre aziende possono produrre ed esportare di più. Gli altri effetti macroeconomici sono l’abbassamento dei tassi d’interesse che le banche applicano ai finanziamenti, la riduzione del debito degli Stati perché se prima per vendere un Bot bisognava applicare tassi più alti per renderlo conveniente, ora che li compra la BCE, i tassi possono essere inferiori; e infine acquisendo maggiore potere d’acquisto le valute estere, non è escluso che diventi più conveniente per gli investitori stranieri aprire attività nel nostro Paese.

Gli effetti sull’economia italiana

Ma nella nostra vita di tutti i giorni cambia qualcosa? Per una volta la nostra risposta è sì. I primi a guadagnarci sono le persone che hanno contratto o contrarranno i mutui perché i tassi d’interesse crollano. L’Euribor, uno dei parametri fondamentali per calcolare i tassi sui mutui, è sceso per la prima volta sotto lo zero, il che fa abbassare enormemente la percentuale da pagare. Mai i tassi d’interesse sono stati così bassi, e c’è la possibilità che continuino ad abbassarsi ancora. Ci guadagnano le imprese che esportano perché, come detto prima, le valute estere acquisiscono potere d’acquisto rispetto all’euro; quelle che chiedono finanziamenti, o le famiglie che chiedono un prestito, visto che i tassi d’interesse saranno più bassi ed essendoci più liquidità in circolazione, le banche saranno più propense a prestare soldi, e di conseguenza aumenteranno gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie.

C’è però chi non ci guadagna ma ci perde da questa mossa. Ci perdono le persone che preferiscono tenere i soldi “parcheggiati” nei conti deposito che non arriveranno più a rese del 5% o superiori come prima, ma resteranno su 1,5-2% perché le banche non hanno più bisogno di questo tipo di investimenti; oppure nei titoli di Stato come i Bot, che nel pieno della crisi erano arrivati a cifre astronomiche, ma che adesso vedono la percentuale di guadagno ridotta all’osso e, in alcuni casi, persino negativa.

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