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La legge elettorale passa al Senato ma il PD si spacca

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Ormai, dicono le opposizioni, in Italia governa un nuovo partito: il partito del Nazareno. Ad affermarlo sono Beppe Grillo e la Lega Nord, ma sembrano essere d’accordo con loro anche una parte del PD e persino una parte di Forza Italia. Il legame tra Renzi e Berlusconi si è stretto a doppio filo ieri sera quando, in Senato, la legge elettorale soprannominata Italicum è passata grazie ai voti di Forza Italia.

Sono stati 175 i sì alla legge, ma di questi 45 sono arrivati dal partito di Berlusconi ed hanno potuto così supplire ai 30 che invece nel Partito Democratico sono venuti a mancare (22 i no, 2 astenuti e 6 hanno proprio lasciato l’aula). Il PD è ormai spaccato, e ad evidenziare questo scenario è l’ex segretario Pierluigi Bersani che ieri, dopo il voto al Senato, ha riunito un gruppo di 140 tra rappresentanti di Camera e Senato per dimostrare a quanto ammonta la fronda interna che si oppone a Renzi.

Anche Forza Italia al contempo si spacca. In 15 sono stati i senatori che non hanno voluto votare l’Italicum e questi sembrano sempre più propensi a seguire la leadership di Raffaele Fitto, se mai volesse separarsi dal resto di Forza Italia. Tra i favorevoli alla riforma elettorale, che hanno votato dunque a favore, anche il Nuovo Centrodestra che si è fatto improvvisamente piacere la nuova legge dopo che la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento è stata abbassata dall’8 al 3%.

Le novità della legge elettorale

Con l’emendamento soprannominato Supercanguro presentato dal senatore PD Esposito, si saltano tre quarti delle migliaia di emendamenti presentati dalle opposizioni, confermando così di fatto il testo votato ieri in Senato. Adesso manca l’ultimo passaggio che sembra soltanto una formalità, franchi tiratori permettendo, e poi la nuova legge elettorale potrà definitivamente entrare in vigore. Essa prevederà, come detto, soglia di sbarramento al 3%, liste dei candidati presentate in 20 circoscrizioni (una per regione) suddivise a loro volta in 100 collegi plurinominali (a parte Val d’Aosta e Trentino che avranno disposizioni particolari). Non ci saranno ancora le preferenze aperte ma solo tra le liste che dovranno prevedere nell’ordine un uomo e una donna alternati e i capilista non possono essere più del 60% dello stesso sesso e non possono presentarsi come capilista in più di 10 collegi. Per gli altri in lista invece vige il divieto di presentarsi in liste diverse.

Confermato il premio di maggioranza alla lista che supererà il 40% dei voti validi e, nel caso non si raggiunga al primo scrutinio questa soglia, si passerà al ballottaggio tra le due liste più votate. Il premio è di 340 seggi in più. L’unica modifica sostanziale rispetto al passato è che vengono ristabiliti i 5 senatori a vita.

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