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Che cos’è il déjà-vu? Studio italiano spiega il funzionamento

funzionamento cervello

Per il film Matrix era un malfunzionamento del sistema che controllava le menti umane, per la maggior parte delle persone è soltanto la sensazione di avere rivissuto un determinato momento. Stiamo parlando del déjà-vu, quella sensazione che prima o poi capita a tutti guardando un paesaggio, vivendo un’esperienza o avendo una conversazione con qualcuno, di stare ripetendo qualcosa che si è già vissuto (in francese déjà-vu significa “già visto”). Per anni questo meccanismo misterioso del cervello ci ha affascinati, facendo nascere le teorie più stravaganti, ma oggi finalmente uno studio italiano ne spiega il funzionamento.

A realizzarlo è stato l’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, in collaborazione con l’Istituto di neurologia dell’Università ‘Magna Graecia”, sempre del capoluogo calabrese, i quali hanno scoperto che il meccanismo è più semplice di quanto potessimo immaginare. A spiegarlo è uno dei ricercatori, il dott. Antonio Cerasa:

noi pensiamo di aver già visto quel posto, ma in realtà è la sensazione che abbiamo provato nel vederlo che ci richiama uno stimolo mnestico precedentemente associato.

In altre parole, un’esperienza si “incide” nella nostra memoria e, vivendo una nuova esperienza simile alla precedente, la nostra memoria è come se trovasse il ricordo già presente nel nostro database, e così anziché formarne uno nuovo, riutilizza il precedente. Da qui la sensazione di aver vissuto due volte la stessa conversazione o di essere ripassato nello stesso posto. Si tratterebbe comunque di un’anomalia cerebrale, non della “regola”.

Lo studio è stato possibile osservando la corteccia visiva e l’ippocampo di pazienti con problemi neurologici, affetti da epilessia perché, viste le scariche che subisce il loro cervello, rivivono più frequentemente queste sensazioni rispetto al normale. Secondo i ricercatori è almeno l’80% della popolazione mondiale a vivere un’esperienza di déja-vu almeno una volta nella vita. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale Cortex.

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