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Arresti e politici indagati: la nuova inchiesta su mafia capitale

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Roma capitale…mafiosa. È quanto sta emergendo dagli ultimi atti d’inchiesta che hanno portato all’arresto di 37 persone e ad indagare su circa un centinaio, per la maggior parte politici (tra i quali l’ex sindaco Alemanno) o persone che ruotavano intorno alla politica e che avevano incarichi meno sotto i riflettori. Roma non è Napoli, si sente dire in una intercettazione. Ma forse è anche peggio visto che a Napoli si sa che c’è la camorra e si agisce di conseguenza, nella Capitale invece si fa finta che tutto sia regolare quando invece i soliti noti si spartiscono milioni di euro di soldi pubblici.

Al vertice della cupola ci sarebbe Massimo Carminati, un uomo con un curriculum da far paura. Una “carriera” iniziata con un omicidio negli anni ’80 per il quale è rimasto in carcere fino al 1991, ex terrorista dei Nar e della Banda della Magliana che per “redimersi” ha avuto l’idea di avviare alcune cooperative per aiutare i più deboli, ovvero gli ex detenuti che, usciti di galera, vogliono reinserirsi in società, ed aiutare i Rom. Peccato che le cooperative aperte in realtà fossero solo coperture per racimolare milioni di euro finanziati da sindaci di destra e di sinistra e aiutare così nomine politiche in posti di rilievo.

Tra i salti di qualità della banda criminale c’è stato anche il finanziamento della campagna elettorale di Gianni Alemanno il quale oggi, indagato, si difende affermando di non sapere chi fossero queste persone ed ammette che il suo unico errore sia stato di fidarsi delle persone sbagliate. Questo errore ha portato il Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone ad arrestare trentasette persone e ad indagarne un centinaio per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio più altri reati, per così dire, minori. Anche l’ex sindaco Alemanno è indagato per il 416-bis.

Secondo gli inquirenti venivano elargite tangenti a tutti i livelli (uno degli intercettati, Salvatore Buzzi, si sente pronunciare la frase “pago tutti”), per ottenere appalti nel settore ambientale e delle politiche sociali, dove da un lato c’erano i politici compiacenti che in cambio di soldi o di voti assegnavano i soldi pubblici, e dall’altra veri e propri esponenti delle organizzazioni mafiose che intascavano, non realizzando le opere o facendo lavori saltuari e difficilmente portati a termine. Adesso il Movimento 5 Stelle ha chiesto lo scioglimento del Comune di Roma per mafia. Nonostante il sindaco attuale, Ignazio Marino, sia estraneo alla vicenda, basta che si scopra che qualcuno dei facenti parte della sua giunta sia coinvolto nella vicenda per far scattare il provvedimento. E dopo 250 Comuni più o meno piccoli sciolti negli ultimi quindici anni, lo scioglimento di quello di Roma, mafia capitale, sarebbe un colpo al cuore della credibilità dell’Italia nel mondo.

Foto: Wikipedia

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