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Assicurazioni auto, Ivass: “comparatori online non affidabili”

comparatori online sotto accusa

I comparatori online delle assicurazioni auto non sarebbero completamente affidabili. È quanto conclude l’Ivass, l’istituto sulla vigilanza delle assicurazioni auto, che questa volta non se la prende con gli assicuratori disonesti o non in regola, ma con chi compara questi prodotti, ovvero i comparatori online. Siamo ormai bombardati dalla pubblicità, soprattutto su internet ma da qualche tempo anche in televisione. Spot che ci promettono di farci risparmiare fino a 500 euro quando stipuliamo un contratto assicurativo obbligatorio. Ma andando a scavare nell’attività di questi servizi vengono fuori diversi scheletri nell’armadio.

L’Ivass, che nel settore delle assicurazioni è considerato un vero e proprio Garante, ha “comparato i comparatori”, cioè ha studiato i siti e il loro modo di operare dei sei principali italiani: Chiarezza.it, Comparameglio.it, Facile.it, Segugio.it, 6Sicuro.it e Supermoney.it, e non li ha trovati per nulla chiari. Anzi, tutt’altro. L’accusa principale mossa dall’Istituto è che in realtà non siano affatto indipendenti. L’aspetto più preoccupante è infatti che la scelta di far risultare come più conveniente una polizza piuttosto che un’altra sia legata a casi di pubblicità sul sito.

Dalla nostra indagine abbiamo riscontrato che il messaggio diffuso da questi spot televisivi contiene elementi fortemente distorsivi della concorrenza e degli elementi ingannevoli rispetto alla compiutezza delle polizze

aveva già sottolineato Franco Barbieri, direttore della rivista Attualità Uea che si era occupata per prima della vicenda. I comparatori infatti confrontano solo pochi prodotti, soltanto quelli per i quali hanno stipulato accordi, e dunque non tutti quelli sul mercato che in realtà sarebbero molti di più. Infatti quando un utente stipula un contratto assicurativo attraverso i comparatori, il sito riceve una percentuale. Se la compagnia non trova l’accordo con il gestore del sito, viene automaticamente esclusa dall’elenco. Inoltre le informazioni che vengono rilasciate al pubblico non sarebbero complete. In molti casi, spiega l’Ivass,

la comparazione è basata esclusivamente sul prezzo e non tiene conto delle diverse caratteristiche dei prodotti in termini di massimali, franchigie, rivalse ed esclusioni.

Di conseguenza si confrontano prodotti non omogenei, è come confrontare un’auto da corsa con un’utilitaria, non è di certo lo stesso segmento di mercato, non hanno le stesse caratteristiche, ma sempre di auto si tratta. A tutto ciò si aggiunge che i siti comparatori fanno pubblicità nella quale promettono di far risparmiare tanti soldi ai clienti, senza però spiegare i criteri di valutazione. Insomma, tra poca trasparenza e veri e propri conflitti d’interesse, diventa difficile fidarsi dei comparatori. Senza contare poi che il successo di questi grandi comparatori ha dato il via al fenomeno dei cosiddetti “minicomparatori”, dei siti più piccoli, poco o per nulla aggiornati, che con pochi mezzi tentano di avere lo stesso successo dei loro fratelli più grandi, finendo con il fornire un servizio ancora più parziale e meno affidabile. Per questo motivo l’Ivass ha chiesto a questi siti di adottare delle “misure correttive” entro il prossimo 31 gennaio in modo da fornire un messaggio più chiaro alla clientela. E se non lo facessero, il Codacons è già sul piede di guerra: ha chiesto l’oscuramento dei siti finché non si adeguano alle norme di trasparenza.

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