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Eternit salva: il reato è prescritto

Eternit assolta in appello

Ha causato 3000 morti e un danno all’erario da circa 280 milioni di euro, ma è salva. L’Eternit, la società elvetico-belga rappresentata da Stephan Schmidheiny che era stato già condannato a 18 anni di galera in primo e secondo grado, non dovrà risarcire nemmeno un euro all’Inps, all’Inail e alle famiglie delle vittime. Anzi, oltre al danno, anche la beffa: saranno loro a dover pagare le spese legali.

L’Eternit, il materiale di copertura utilizzato in edilizia per decenni dagli anni ’30 fino agli anni ’90 in Italia, è stato uno dei materiali isolanti più utilizzati per decenni. Nel dopoguerra quasi tutti gli edifici avevano materiali in Eternit, ma solo decenni dopo si è scoperto che la polvere che produceva era cancerogena. Sono almeno tremila le morti che sono state accertate, per lo più tra gli operai che lo producevano, morti tutti di mesotelioma pleurico, ma potenzialmente potrebbero essere centinaia di volte in più le vittime di questo materiale di cui ancora l’Italia non si è riuscita a sbarazzare definitivamente.

Dopo la condanna all’amministratore delegato in primo grado, sembrava un risultato scontato anche quello che attendeva la società di fronte alla Cassazione di Torino, ma i giudici non hanno potuto fare altro che accertare l’avvenuta prescrizione del reato. Come sottolinea il Pm Guariniello, non si tratta di un’assoluzione, il reato c’è ed è stato dimostrato, ma i tempi del processo sono stati troppo lunghi e sono scaduti. Una peculiarità italiana figlia di una politica che per decenni ha tentato di scappare dai processi, accorciando sempre più i tempi di prescrizione.

Nei gradi precedenti infatti la società era stata condannata, ma i termini sono scaduti proprio poco dopo la sentenza di secondo grado, e così la Eternit ha fatto ricorso in appello sicura di riuscire a sfuggire alla condanna definitiva. I fatti accertati risalgono al 1976 e la prescrizione è scattata nel 2012. Di conseguenza anche la condanna a Stephan Schmidheiny è stata annullata ed il magnate svizzero, nonostante la condanna per disastro ambientale, ora può tornare libero e con la fedina penale pulita.

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