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Emissioni: accordo USA-Cina per il 2030

stati uniti e cina accordo sul clima

Mentre l’Europa fa i salti mortali per ridurre il proprio impatto sull’ambiente, Stati Uniti e Cina trovano, con tutta calma, un accordo soft. Trattandosi dei due più grandi inquinatori del mondo (insieme producono quasi la metà delle emissioni mondiali) ed essendo storicamente restii a ridurre il proprio impatto sull’ambiente, probabilmente l’accordo trovato ieri è da definirsi storico. Quasi uno sforzo titanico. Ma in fin dei conti si tratta del classico specchietto per le allodole: servirà a poco o niente. Ma cerchiamo di capire in cosa consiste e confrontiamolo con gli sforzi europei.

L’Unione Europea meno di un mese fa aveva stabilito che entro il 2030 il taglio delle emissioni di agenti inquinanti sarebbe dovuto essere, per ogni Paese, di almeno il 40% rispetto ai dati del 1990. Secondo l’accordo trovato ieri, gli Stati Uniti si sono invece impegnati a ridurre il proprio impatto del 26-28%, ma rispetto ai dati del 2005 che erano più alti rispetto a quelli del decennio precedente. Questo obiettivo però, secondo Obama, dev’essere raggiunto entro il 2025. Si spera che entro il 2030 l’obiettivo possa essere molto più ambizioso.

Ancora meno fa la Cina che non pone limiti alle emissioni in toto, ma si impegna, entro il 2030, a ridurre i picchi di emissioni, in altri termini si impegna a non aumentare di anno in anno le proprie emissioni, ma a ridurle. Senza fissare una percentuale però lo sforzo lascia il tempo che trova. Un accordo importante però è stato trovato. La Cina infatti ha fissato, sempre per il 2030, il target del 20% di energia nazionale prodotta dalle rinnovabili. Un obiettivo importante, anche se inferiore a quello europeo (27%), ma ciò che conta è che molto probabilmente verrà raggiunto essendo la Cina attualmente il primo produttore al mondo di energia pulita.

L’accordo non convince molto, e non è nemmeno detto che venga rispettato. Non appena la voce ha raggiunto Washington, il partito Repubblicano, che di recente ha raggiunto la maggioranza nel Parlamento americano, ha subito bloccato tutto. Per i Repubblicani, storicamente oppositori delle politiche ambientali perché rappresentanti delle lobby del petrolio e dell’industria, un obiettivo di taglio delle emissioni farebbe salire i prezzi e avrebbe impatti sull’occupazione, per questo voteranno contro i provvedimenti in tale direzione. Ed hanno tutti i voti per farlo.

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