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Ebola: l’Italia è al sicuro, ma la trasmissione preoccupa

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Ci dicevano che il virus dell’ebola sarebbe rimasto confinato in Africa, eppure nelle ultime settimane sono stati diversi i casi riscontrati in Occidente, in particolare in America e in Spagna. Proprio dalla Spagna arriva l’ultimo allarme, con il Ministro della Salute che ammette che il sistema sanitario nazionale non è per nulla preparato a fronteggiare un eventuale epidemia di ebola. Ma la situazione in Italia com’è? Secondo il Ministro Lorenzin noi abbiamo strutture adeguate al controllo della diffusione del virus, ed anche la nostra cultura che prevede norme igieniche ben note ci aiuta. Ma non possiamo dormire sonni completamente tranquilli.

L’allarme del Ministro riguarda i recenti tagli al Sistema Sanitario Nazionale. Secondo la Lorenzin infatti questi potrebbero colpire anche le ispezioni che normalmente si fanno in porti e aeroporti. E così potrebbe darsi che, come accaduto di recente proprio in Spagna, uno o più malati provenienti dall’Africa non vengano individuati all’ingresso in Italia e dunque potrebbero essere potenzialmente portatori del virus che potrebbe diffondersi anche da noi.

Come difendersi dall’ebola

Prima di andare completamente nel panico però, bisogna sapere come si trasmette l’ebola. Il fatto che in Occidente sia di difficile trasmissione, fatte salve eventuali mutazioni, è fuori di dubbio. Il contagio infatti avviene esclusivamente tramite contatto con i fluidi, dunque per via aerea è impossibile che avvenga. Per fluidi si intendono contatto diretto con il sangue di una persona infetta, latte materno, lacrime, sperma e feci. Recenti studi hanno anche appurato che ci sono percentuali di possibilità più basse, per non dire minime, che il contagio possa avvenire anche attraverso il sudore ed il contatto diretto con la pelle, mentre è impossibile che il virus sopravviva su un oggetto toccato da un malato e si trasmetta ad un’altra persona che tocca quello stesso oggetto.

Il motivo per cui in Africa questo virus si è diffuso così rapidamente è legato alla scarsa igiene, alla carenza di strutture sanitarie (tutti i malati curati in Occidente infatti sono guariti), ma anche ai rituali di sepoltura che sembrano fatti proprio per favorire il contagio. Come riporta oggi Wired per esempio, il rito funebre nei Paesi più colpiti prevede il contatto diretto con la salma, un pasto in comune tra tutte le persone che partecipano al funerale ed il lavaggio delle mani in una ciotola condivisa. Queste usanze da noi non esistono e dunque è molto più difficile che un malato possa trasmettere il virus nella nostra cultura.

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