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Articolo 18 si o no? In Europa non c’è, ecco come fanno

articolo 18

Da anni va avanti il dibattito in Italia sull’articolo 18. C’è chi non lo vuole assolutamente toccare, come i sindacati e i lavoratori assunti a tempo indeterminato, chi invece vuole abolirlo o almeno indebolirlo come la maggior parte dei politici di destra e sempre più anche quelli di sinistra come Renzi. Per semplificare potremmo definire l’articolo 18 un ostacolo al licenziamento. Se il contratto lo prevede, permette al datore di lavoro di licenziare un dipendente solo per giusta causa (per esempio se ruba, non si presenta al lavoro o se l’azienda fallisce), ma non gli consente di licenziarlo se non gli serve più o se non fa bene il suo lavoro. Inoltre se un lavoratore viene licenziato ingiustamente, oggi l’articolo obbliga il datore di lavoro a riassumerlo, indennizzandolo per tutti i mesi di lavoro persi. Il dibattito italiano verte su un concetto: per i sindacati senza l’Art. 18 non ci può essere tranquillità nel lavoratore, per i politici e gli imprenditori invece è un ostacolo alle assunzioni. Chi ha ragione? Vediamo come fanno nelle altre nazioni europee che l’Art. 18 non ce l’hanno.

Spagna: esiste già un contratto simile a quello che vuole applicare Renzi con le tutele crescenti. Nel primo anno il lavoratore può essere licenziato senza giusta causa. Dopo il primo anno, se viene licenziato senza giusta causa e fa ricorso, può scegliere tra un indennizzo monetario (calcolato sulla base di 33 giorni lavorativi per ogni anno in cui è stato impiegato) ed il reintegro, ma non entrambi.

Gran Bretagna: esiste il reintegro, ma a discrezione del giudice. Nella maggior parte dei casi i giudici decidono per un risarcimento al lavoratore, risarcimento che cresce se ci sono state delle scorrettezze da parte del datore di lavoro. Il reintegro è previsto, ma molto raro.

Germania: come per il Regno Unito, anche qui il reintegro può essere deciso dal giudice, ed anche in questo caso è molto raro. Si opta più facilmente per un risarcimento. In Germania però hanno diritto a questa procedura solo i licenziati in aziende che hanno più di 10 dipendenti, e solo in seguito ad una procedura sindacale avviata dal comitato d’impresa. Il reintegro è previsto solo quando ci guadagnano sia l’impresa che il lavoratore, altrimenti si sceglie per un risarcimento danni.

Francia: il reintegro è previsto solo se il licenziamento è dovuto a motivi discriminatori (razza, sesso o religione), oppure se avvenuto in seguito a molestie. In tutti gli altri casi è previsto un risarcimento in favore del lavoratore che è di minimo 6 mensilità ed aumenta a seconda del numero di anni in cui il lavoratore è stato in azienda.

Fonte: il Sole 24 Ore
Foto: Photl

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