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Renzi vuole abolire il precariato…con un contratto precario

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Ieri sera da Fabio Fazio Matteo Renzi ha avuto la vetrina che gli serviva per recuperare un po’ di quel seguito che aveva perso nei giorni scorsi dopo alcune uscite infelici. La prima puntata domenicale della stagione di Che Tempo che Fa era il salotto ideale: nessun contraddittorio ed un giornalista che ti lascia parlare senza metterti i bastoni tra le ruote. E Renzi non si è lasciato sfuggire l’occasione per raccontare agli italiani, per l’ennesima volta, la sua versione dei fatti. Al centro della questione il tema del lavoro, questa chimera che ormai è sempre più in via d’estinzione nel nostro Paese.

La dichiarazione che Renzi ha rilasciato, che suona molto come gli spot elettorali dell’era berlusconiana, è “aboliremo i contratti precari”. Una frase bellissima che milioni di italiani, precari e non, sognavano di sentire da tempo. Ma purtroppo è una di quelle frasi che servono solo per fare i titoli dei giornali (e infatti questa mattina le principali testate ci sono cascate, da Repubblica a Il Sole 24 Ore, fino al Corriere della Sera). Ma analizziamo cosa ha detto in merito Renzi. Questi alcuni stralci delle sue dichiarazioni più importanti:

Noi non cancelliamo semplicemente l’art 18, ma tutti i co.co.co, co.co.pro, cancelliamo il precariato e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato la forma prevalente del lavoro. Questo diritto che c’è arriva da un giudice, noi vogliamo cancellare questo. Non voglio che la scelta di licenziare o assumere sia in mano ad un  giudice, deve essere in mano all’imprenditore. L’importante è che lo Stato non lasci a casa nessuno.

Bellissime parole che, qualcuno direbbe, fanno sognare gli italiani. Ma come farà Renzi ad eliminare il precariato? Semplice: con un contratto precario. Come abbiamo descritto nel precedente articolo sul Jobs Act, l’intenzione del Governo è di introdurre il contratto a tutele crescenti in cui, in breve, un lavoratore entra in azienda da precario, senza uno straccio di tutele, e vi resta per un certo numero di anni. Passato questo lasso di tempo, inizia ad acquisire man mano tutta una serie di tutele finché non arriva ad essere tutelato come i contratti a tempo indeterminato di oggi. Tranne l’art. 18, ovvero la possibilità di essere reintegrato dal datore di lavoro se è stato licenziato senza la giusta causa.

Ma cosa significa tutto questo? Significa che pur eliminando gli oltre trenta contratti di lavoro precario che esistono oggi, il lavoratore sarà comunque precario per i primi 3 anni (ammesso che sia questo il lasso di tempo stabilito nella legge definitiva). In questi tre anni non potrà godere di tutta una serie di tutele come maternità, ferie e quant’altro, ed anche quando le acquisirà, se mai il datore di lavoro gli permetterà di acquisirle visto che potrebbe decidere di licenziarlo il giorno prima che “le tutele crescano”, diventerà a tempo indeterminato, ma con la spada di Damocle di poter essere di nuovo licenziato da un giorno all’altro. In pratica un precariato mascherato.

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