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Chiude l’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci

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Un altro pezzo di storia italiana va in fumo. L’Unità, storico giornale di sinistra fondato da Antonio Gramsci, non riuscirà a festeggiare il secolo di vita. Proprio pochi mesi fa ha “compiuto” 90 anni, e sicuramente non vedrà i 91: dal 1° agosto si fermeranno le rotative e la redazione chiuderà. Non si sa se per sempre, ma certamente è un duro colpo per l’editoria italiana.

L’Unità è sempre stato uno dei giornali simbolo della sinistra italiana, anche se il PD si affanna a ripetere che non è un giornale di partito. Ciò che è certo è che in questo periodo prendere le parti di un solo partito non sembra portare bene. Il primo a chiudere è stato il Manifesto, giornale comunista, all’inizio di questo mese ha chiuso Telepadania, rete televisiva chiaramente filo-leghista. Ed ora L’Unità.

Dietro la difficile decisione di chiudere un giornale così importante, con decine di dipendenti, ci sono le gravi difficoltà economiche che si celano dietro l’editoria italiana. Un’editoria vecchia che non ha saputo rinnovarsi, e che oggi sembra sopravvivere soltanto grazie a tre elementi sostanzialmente: sottopagare i propri collaboratori, aprire un sito online, oppure attaccarsi al finanziamento pubblico. Ma le regole del finanziamento pubblico sono cambiate, obbligano gli editori a mantenere piuttosto alti gli stipendi dei collaboratori, e siccome non c’è più pubblicità, sempre più emigrata verso internet, i conti in rosso non sono più sostenibili.

Sono mesi che la redazione lancia allarmi online, i giornalisti non vengono pagati da diverso tempo e solo la loro fedeltà ad uno dei giornali più importanti d’Italia e la passione per il giornalismo li ha portati finora a restare a lavorare, ben consci del triste destino al quale andavano incontro. Queste le parole del comitato di redazione che dà la notizia della chiusura:

Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l’Unità. Gli azionisti non hanno trovato l’intesa su diverse ipotesi che avrebbero comunque salvato il giornale. È un giorno di lutto per la democrazia.

A spiegare questa situazione tragica è Francesco Bonifazi, tesoriere del PD, che ha spiegato come finora tutti quelli che si sono presentati per “salvare l’Unità”, o non facevano offerte sufficienti oppure non avevano un piano industriale credibile, rischiando così  di rinviare la chiusura solo di quale mese. A rischio adesso sono 80 posti di lavoro, quasi tutti di giornalisti. L’unica speranza arriva dal PD stesso che, con lo stesso Bonifazi, promette che un giorno L’Unità riaprirà. Un giorno, però, potrebbe essere troppo tardi.

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