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Pensioni a 62 anni, turnover, quota 96 e tutte le altre novità della riforma

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Siamo ormai in dirittura d’arrivo con la riforma pensioni che Matteo Renzi e i suoi collaboratori stanno portando avanti da mesi. Anche se ancora non c’è stata la votazione definitiva, il Governo è deciso ad andare avanti a colpi di maggioranza per chiudere tutto prima dell’estate, nonostante la forte opposizione di alcune forze politiche. Per questo le novità che andremo ad elencarvi saranno più o meno definitive.

L’aspetto più importante riguarda la possibilità per i dipendenti pubblici di andare in pensione già a 62 anni e non più a 66 come nella riforma Fornero (62 e 4 mesi per i dirigenti). L’unico obbligo è quello di avere versato almeno 42 anni e 3 mesi di contributi. In questo gruppo di pre-pensionati non rientrano i magistrati che potranno restare in servizio fino a 70 anni, medici e professori universitari che rimarranno fino a 65. Gli altri, una volta raggiunti i requisiti, non potranno scegliere se rimanere a lavorare o andare in pensione, saranno costretti a farlo. Vien da sé che i disincentivi a lasciare il lavoro in anticipo, anch’essi previsti dalla Fornero, verranno aboliti.

Soluzione anche per i quota 96 della scuola, quegli insegnanti (si stima siano circa 4000) che, a causa della riforma Fornero che non teneva conto della peculiarità dell’anno scolastico che inizia a settembre e non a gennaio, erano costretti a restare a lavorare nonostante avessero raggiunto i requisiti per andare in pensione. Con la nuova soluzione andranno in pensione già da quest’anno, ma potranno riscattare il Tfr solo quando avranno raggiunto l’età prevista dalla riforma Fornero, ovvero i 65 anni e mezzo per le donne e 66 e mezzo per gli uomini.

I turnover si potranno fare più liberamente, a patto che ci siano le coperture finanziarie. Per questo ogni pubblica amministrazione avrà la libertà di scegliere tra i tanti contratti a progetto e a tempo determinato. Depotenziata la norma sulla mobilità obbligatoria per gli statali: non potranno più rientrare tra gli obbligati quelli che hanno a carico un figlio al di sotto dei 3 anni, un disabile o con congedo parentale.

Foto: Photl

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