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Ansia da separazione nei gatti: cosa fare

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L’ansia da separazione di solito si nota molto più nei cani perché, quando ne sono affetti, tendono a distruggere casa quando il padrone non c’è. Ma anche nei gatti può insorgere, e può non essere piacevole. La loro sofferenza è molto meno evidente: non ululano, non abbaiono e non masticano i mobili, ma un proprietario attento può accorgersene stando attento a dei piccoli segnali.

Uno dei primi segnali che si possono notare riguarda l’attaccamento al padrone già da quando è in casa. Basta cambiare stanza e vedere se il gatto ci segue. Se per esempio sta dormendo e si sveglia appositamente per seguire il proprietario, non è un buon segno. Gli altri segnali il gatto può emetterli quando capisce che il proprietario si sta preparando per uscire. Ad esempio mentre mette il cappotto, si avvia alla porta o compie sempre lo stesso rituale prima di lasciare la casa per ore, si può notare che il gatto affetto da ansia da separazione miagola, si imbroncia e a volte scappa via andandosi a nascondere. Di solito quando poi il padrone esce emette vocalizzi di lamento o un vero e proprio pianto. Per catturarli ovviamente ci sarà bisogno di un registratore.

Cause ed effetti dell’ansia da separazione

Le cause dell’ansia da separazione non sono molto chiare e differiscono da gatto a gatto. Di solito è dovuta ad una mancanza di fiducia negli altri animali e negli esseri umani, così da diventare completamente dipendenti da solo uno di essi, ovvero il proprio padrone. Secondo gli esperti possono esserci dei fattori genetici alla base di questo disturbo, ed infatti alcune razze, come i siamesi e i birmani, ne soffrono molto più di altre. Tra i fattori ambientali che possono scatenare l’ansia ci sono invece traumi accaduti quando i gatti erano molto piccoli come essere rimasti orfani, svezzati troppo precocemente o cresciuti in un ambiente troppo stressante. Anche la personalità può avere un ruolo.

Gli effetti dell’ansia da separazione non si hanno tanto sulla casa ma sulla salute del gatto. Le conseguenze più comuni sono anoressia (il gatto rifiuta di mangiare), urinare o defecare fuori dalla lettiera, in particolare vicino alla porta da dove il proprietario è uscito, oppure su tessuti che hanno l’odore del proprietario come le lenzuola o i vestiti lasciati esposti; vomito; pulizia compulsiva, ed infine fare le feste al padrone in maniera eccessiva quando rientra, come se non si aspettasse di rivederlo. Più raramente il comportamento aggressivo dei cani si manifesta anche nei gatti ansiosi come i graffi sulle porte in un tentativo di uscire dall’isolamento.

Come curare l’ansia da separazione in un gatto

Alleviare l’ansia da separazione in un gatto non è facile, ma si può tentare con le seguenti strategie:

  • Insegnare al gatto a dormire nella sua cesta quando il padrone non c’è;
  • Arredare la casa con tanti giocattoli o mobili sui quali il gatto si può distrarre;
  • Dargli una razione di cibo appena prima di uscire;
  • Lasciare la radio o la tv accesa, il gatto sente delle voci e si tranquillizza;
  • Provare con dei farmaci soltanto sotto consiglio del veterinario.

Se il gatto si rifiuta di mangiare o nessuno dei punti sopra elencati funziona, portarlo dal veterinario.

Fonte: Petplace
Foto: freeimages

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