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Crisi economica in Italia: il bilancio di 7 anni di lacrime e sangue

grafico economia

Secondo gli economisti la crisi economica è iniziata nel 2007, anno in cui i prezzi dei beni, a partire dalle case, sono cominciati a calare, e la disoccupazione a salire. Secondo gli italiani è cominciata molto prima e per molti, a dire la verità, la crisi nel nostro Paese c’è sempre stata. Secondo i freddi numeri però l’Italia è nella fatidica crisi da ormai 7 anni, e ne stiamo facendo un po’ tutti le spese. Un’analisi molto interessante del Sole 24 Ore ha preso i dati, città per città, dei principali parametri economici, ed ha riassunto la situazione in uno schema molto semplice. Andiamo ad analizzarlo.

Cominciamo con il dato che purtroppo fa più male: quello della disoccupazione. Nel 2007 i disoccupati in Italia erano all’incirca il 6,10%, nel 2013 invece, ultimo anno in cui i dati sono completi, si è attestata al 12,20%: esattamente il doppio. Aziende che chiudono, altre che riducono il personale, altre ancora che si trasferiscono all’estero dove i costi sono più bassi, il contraccolpo in Italia è stato davvero brutto. A farne le spese più di tutti è il Nord dove la disoccupazione era bassa ed ora è addirittura quadruplicata. Peggio di tutti va in Emilia Romagna. Il poco invidiabile primato va a Ferrara dove la disoccupazione è salita del 418,5%. Nel 2007 la cittadina estense era un’isola felice dove solo poco più del 2% della popolazione era disoccupata. Oggi siamo a 7 volte tanto: il 14,17%. Picchi di oltre il 200% di disoccupazione si sono registrati anche a Piacenza, Ravenna, Bologna e praticamente in tutte le altre province emiliane. Al Sud invece era già alta prima e quindi, anche se è aumentata ancora, i freddi dati hanno rilevato incrementi minimi. Unica eccezione in Italia è Nuoro dove il tasso di disoccupazione è stranamente diminuito, passando dal 10,81% del 2007 al 10,39% del 2013. Ma il motivo difficilmente sarà l’aumento del lavoro, è più probabile che sia perché i giovani hanno deciso di emigrare. Le città dove si lavora meno sono Medio Campidano, Napoli e Crotone dove più di un cittadino su 4 è senza lavoro.

Altro dato molto rilevante riguarda i risparmi degli italiani. A sorpresa infatti aumentano, ma questo è dovuto al fatto che nessuno investe più. Negli ultimi 7 anni infatti i depositi bancari in Italia sono aumentati del 67,4%, in particolar modo nelle province di Isernia, Potenza e Rovigo: siamo tornati a nascondere il denaro sotto al mattone come si faceva durante la guerra.

Uno dei motivi che hanno portato alla crisi è senza dubbio la stretta del credito, e questa teoria è confermata dai numeri. Le città dove le banche concedono meno fiducia sono La Spezia, Teramo e Pistoia dove i prestiti si sono ridotti di un quarto, ma sono calati in quasi tutta Italia, fatta eccezione per una decina di città. A livello nazionale però la stretta sul credito ammonta al 7,4%, in termini assoluti equivale a circa 1000 euro in meno a persona. Questa stretta si riverbera poi sui consumi, ed infatti le spese degli italiani (dagli elettrodomestici ai mobili, fino alla spesa per mangiare) sono calate del 18,6% con una media di circa 200 euro in meno a persona. I picchi qui si registrano a Belluno, Rovigo e Cagliari; cala, anzi crolla, l’aquisto di auto nuove: -48%, cioè si sono quasi dimezzate, con livelli massimi toccati ad Aosta (-84,5%!), Nuoro e Isernia; i prezzi delle case, scesi mediamente di un quinto, con picchi di oltre il 28% ad Ascoli Piceno, Latina e Ancona; e persino i farmaci non vengono più comprati, fenomeno che riguarda specialmente la Sardegna dove a Nuoro, Sassari e Cagliari si raggiungono picchi che vanno dal -37,6% al -25,9%.

La crisi spinge ad investire nell’istruzione, con genitori che sperano che i propri figli possano riscattarsi ed avere ciò che loro non hanno potuto dargli. Negli ultimi 7 anni infatti i laureati in Italia sono aumentati del 7,7%, in particolare a Sassari, Vicenza e Nuoro, mentre sono diminuiti a Catanzaro, Massa Carrara e L’Aquila. Infine il dato che più interessa agli economisti, il PIL, è la prova provata della crisi. In 7 anni è calato dell’1,8%, un numero che sembra basso ma che corrisponde a circa 3 miliardi di euro di produzione inferiore in Italia.

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