Home / Attualità / Economia e Risparmio / Affitto con riscatto, conviene davvero?

Affitto con riscatto, conviene davvero?

affitto con riscatto

In tempi di crisi per comprare casa c’è chi se ne inventa di tutti i colori. Dato che le banche non danno più credito, da qualche anno ha cominciato a diffondersi anche in Italia una nuova forma di auto-finanziamento per comprare casa: l’affitto con riscatto. Ma come funziona? Tecnicamente è una specie di mutuo privato, almeno in parte. Si stabilisce infatti che l’inquilino paghi l’affitto per un certo numero di anni, ma questo affitto non viene perso, ma paga parte della casa. Alla fine del periodo prescelto, se volesse acquistare l’abitazione dove ha vissuto finora, dovrà sottrarre al valore della casa quanto versato fino a quel momento e pagare la differenza. All’apparenza sembra un meccanismo semplice in cui vincono tutti (il proprietario perché riesce a vendere la casa e l’inquilino perché la compra con un mutuo della metà, se non meno, del valore totale). Ma sarà davvero così?

Ricordiamoci infatti che siamo in Italia, e le fregature sono sempre dietro l’angolo. Bisogna tenere conto che se si stipula una locazione con opzione di futuro acquisto, di solito il canone di locazione è maggiorato. Mediamente in Italia la maggiorazione si attesta sul 30% (quindi se l’affitto normale per un appartamento è di 500 euro, con questa formula si pagano 650 euro al mese). La legge prevede che si debba concordare un certo numero di anni dopo i quali si decide se riscattare o meno la casa, e meno sono gli anni e più alta è la maggiorazione. In questo modo bisogna essere consapevoli sin dall’inizio delle capacità di acquistare la casa a scadenza perché altrimenti ci si ritrova ad aver pagato un affitto molto più alto di quello che si sarebbe dovuto pagare, senza nemmeno avere la casa.

Un aspetto molto importante da verificare subito, ancor prima di stipulare l’accordo, è la presenza di eventuali ipoteche sulla casa. È purtroppo pratica comune che i proprietari raggirino ignari coinquilini promettendogli di vendere una casa che in realtà appartiene alla banca. Inoltre, se a vendere è il costruttore, bisogna assicurarsi che si tratti di un’azienda solida perché in caso di fallimento viene a mancare anche la possibilità del riscatto.

Esiste anche una seconda formula di affitto con riscatto denominata locazione con preliminare di futura vendita. In questo caso il locatore può decidere unilateralmente di effettuare un contratto di preliminare di vendita lasciando la scelta all’affittuario se riscattare o no la casa, oppure i due possono deciderlo bilataralmente. L’inquilino ha 3 anni di tempo per decidere sul riscatto, altrimenti rimane un affittuario normale con però l’affitto maggiorato. Questa tipologia di contratto dà maggiori garanzie all’affittuario che rischia meno inconvenienti, dal punto di vista legale, rispetto al primo come ad esempio in caso di debiti del venditore, pignoramenti e simili perché, rispetto alla prima tipologia, c’è un vero e proprio contratto preliminare che difende la casa da eventuali creditori.

Infine esiste una terza tipologia di contratto denominata riserva di proprietà e prevede che sin da subito l’affittuario diventa proprietario dell’appartamento (e quindi tenuto a pagare le tasse derivanti), ma con la clausola che il precedente proprietario ha ancora il diritto di rescindere il contratto finché non vengono versate tutte le rate. È quasi come se l’acquirente pagasse il mutuo direttamente al proprietario, interessi compresi. In questo caso però l’inquilino è tutelato. Se non ce la fa a versare le quote, la casa ritorna di proprietà del vecchio possessore che dovrà però restituire quanto versato dall’inquilino, tranne una parte dovuta per l’utilizzo dell’immobile che sarà il giudice a stabilire. Insomma mantiene l’eventuale affitto ma non l’intera somma.

Negli ultimi anni si sono sviluppate anche le società denominate “Rent to buy consulting” che realizzano una sorta di intermediazione. La società effettua cioè una pianificazione finanziaria sul cliente, stabilisce un anticipo sul prezzo dell’immobile bloccato per tre anni che va dal 3 al 6% e stabilisce che, del canone concordato, metà valga come affitto e l’altra metà come anticipo sulla casa. Alla fine del periodo concordato questi dati, presentati ad una banca, possono far risultare che il rating del cliente è molto elevato e permettono di ottenere un mutuo a tassi più favorevoli. Il periodo iniziale dura tre anni e se la banca ancora non offre il mutuo, si può prorogare per altri tre.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Potrebbe interessarti anche:

partita iva costi

Partita IVA costi 2018 regime forfettario e normale

Quali costi si devono sostenere in fase di apertura della Partita IVA e quelli da sostenere durante l'anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.