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Canone Rai in base al reddito, le proposte di Renzi

canone rai

Il canone Rai, si sa, è la tassa più odiata, e di conseguenza più evasa, d’Italia. E forse del mondo. Per questo ogni governo che si succede promette di dare un giro di vite a questa problematica e cerca di trovare la soluzione, affinché tutti paghino la tassa. Matteo Renzi non ha una soluzione, ne ha tre, e le sottoporrà alla commissione istituita appositamente per capire qual è la più indicata e quindi quella che ha più senso introdurre. Vediamo le tre opzioni.

Opzione numero 1: il canone Rai inserito nella bolletta elettrica. Soluzione che già circolava mesi fa, non appena si è cominciato a parlarne, subito i cittadini hanno inveito. Inserire il canone nella bolletta garantirebbe che tutti lo pagano perché anche se una persona può dichiarare di non possedere la tv (in alcuni casi è vero, ma nella maggior parte no), di certo non può fare a meno della corrente elettrica. Il problema qui però è duplice: i costi delle bollette lieviterebbero ancora, portando a costi eccessivi dato che già oggi in Italia si pagano le bollette più salate d’Europa; e poi c’è il problema delle seconde e terze case. Chi ha più appartamenti non fittati (basti pensare alle case al mare), e dunque più utenze elettriche intestate, pagherebbe due volte la tassa, e questo è incostituzionale.

Opzione numero 2: legare il canone Rai alla residenza. Quando una persona è residente in una casa, risulta nei registri dell’anagrafe comunale. E se risulta nei registri, può facilmente essere individuato e quindi pagare la tassa che arriverebbe direttamente a casa. Questa soluzione è più mirata e forse anche più efficace, ma continua a non risolvere il problema. Quante sono infatti le persone che vivono in affitto, ma non mettono la residenza nella casa in cui vivono? In questo modo forse si riuscirebbe a far pagare la tassa a più persone, ma ci sarebbe sempre una certa percentuale importante che la evaderebbe.

Opzione numero 3: far pagare il canone Rai con la dichiarazione dei redditi. In questo modo non si scappa, non appena si presenta il 730, l’Unico o qualsiasi altro tipo di dichiarazione dei redditi, insieme all’8 per mille e al 5 per mille ci sarebbe anche il canone commisurato al reddito: più guadagni e più paghi. Questa soluzione sarebbe forse la più equa in quanto un pensionato, un precario o un lavoratore saltuario oggi avrebbero difficoltà a pagare una tassa da cento e passa euro, mentre per una persona che guadagna 3000 euro al mese si tratta di spiccioli; pagandolo in base al reddito magari il precario pagherebbe 20 euro e chi ha uno stipendio importante 200. Ma anche in questo caso c’è un problema di forma: si rischierebbe infatti di far pagare due volte la tassa. Se nella stessa casa ci sono due o tre persone che percepiscono reddito, e quindi fanno la dichiarazione, rischiano di pagare due o tre volte una tassa per la stessa abitazione.

Insomma, qualsiasi sia la soluzione, c’è sempre un problema da risolvere. In qualche modo però il 26% di evasione, che ammonta a circa mezzo miliardo di euro, va risolto, e i cervelloni del governo sono già all’opera.

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