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Taglio del costo dell’energia, a pagare sono le rinnovabili

taglio alle rinnovabili

Le bollette delle piccole e medie imprese tra qualche mese potrebbero essere più basse. Ma c’è poco da stare allegri. Infatti i fondi che copriranno gli introiti minori per lo Stato saranno prelevati dagli incentivi alle rinnovabili. Un vero e proprio stillicidio per un settore da sempre preso di mira e maltrattato dallo Stato italiano, ma che con questa nuova legge rischia letteralmente di naufragare.

Ma per capire meglio la situazione bisogna fare un passo indietro. Da anni le associazioni degli imprenditori lamentano un costo per le aziende italiane della bolletta energetica più elevato rispetto agli altri Paesi. Mediamente infatti paghiamo un terzo più degli altri. Per questo Renzi, che è andato al Governo praticamente con la forbice in mano, dopo aver tagliato il cuneo fiscale per i lavoratori, ora vuole tagliare del 10% il costo delle bollette. Un taglio che verrà effettuato chiaramente a livello fiscale. Ma quanto costerà questo contentino?

Le stime parlano di una cifra fra 1,9 e 2,9 miliardi di euro. E così si ripresenta il classico dilemma: dove andare a prendere i soldi? La risposta stavolta Renzi ce l’ha subito: dagli incentivi alle rinnovabili. Quei famosi oneri che in bolletta aumentano il costo e che, come sappiamo, non vanno tutti al settore delle rinnovabili ma anche agli inceneritori e alle altre forme assimilabili alle rinnovabili. Solo che stavolta Renzi non taglia quella voce (taglierebbe i costi anche ai Cip6), ma va letteralmente a prendere i soldi dalle tasche delle aziende di rinnovabili.

Infatti l’idea iniziale era di effettuare un prelievo retroattivo sugli incentivi, cioè non solo prendersi parte dei soldi che vengono dati oggi come incentivo, ma riprendersi anche i soldi che erano stati dati in passato. Di fronte all’insurrezione di Assorinnovabili che ha affermato che in questo caso migliaia di aziende italiane del settore avrebbero chiuso, ecco le nuove soluzioni ideate dal governo tecnico: o tassare parte degli utili, oppure lasciare inalterati gli incentivi, ma spalmandoli su più anni. Così ad esempio anziché avete 100 euro all’anno, se ne hanno 33 in tre anni. Le associazioni di settore sembrano preferire quest’ultima soluzione, ma chi le assicura che un domani Renzi o chi per lui non si svegli e decida di ridurre ancora gli incentivi? Anche perché il taglio in programma è solo per le piccole aziende. Quando anche le famiglie chiederanno la riduzione dei costi, ecco che il ciclo ricomincerà.

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