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Elezioni europee, risultati definitivi: il PD stravince, M5S malino, FI malissimo

elezioni europee

Le elezioni europee che si sono tenute ieri passeranno alla storia come la sconfitta di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle, ma probabilmente più che questo dato, la vera sorpresa è da ricercare in casa d’altri: in casa PD, mai così tanto votato, e in casa Forza Italia che non è mai andata così male da quando è stata fondata. Secondo i dati definitivi questo è il responso delle urne italiane (con affluenza vicina al 59%):

  1. Partito Democratico: 40,82%
  2. Movimento 5 Stelle: 21,15%
  3. Forza Italia: 16,81%
  4. Lega Nord: 6,16%
  5. Nuovo Centrodestra – Udc: 4,38%
  6. L’altra Europa con Tsipras: 4,03%
  7. Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale: 3,66%
  8. Verdi: 0,89%
  9. Scelta Europea: 0,71%
  10. Italia dei Valori: 0,65%
  11. SVP: 0,50%
  12. Io Cambio – Maie: 0,17%

Il primo dato incontrovertibile è che se oggi si andasse a votare per le politiche, non solo con la nuova legge non si andrebbe nemmeno al ballottaggio, ma il PD di Renzi avrebbe un’enorme maggioranza in Parlamento dato che già il 40% basta per votare da solo, ma se poi si aggiungono i voti degli alleati si arriverebbe a sfiorare il 50% che darebbe probabilmente la maggioranza più ampia mai avuta nella storia repubblicana. Il messaggio che gli italiani hanno mandato è chiaro: credono in Matteo Renzi. Il fatto che si votasse per il Parlamento Europeo ha cambiato poco la decisione dei votanti perché quello di ieri era chiaramente un voto politico. Saranno gli 80 euro in busta paga o le riforme che il Premier sta tentando di portare avanti, ma ora Renzi esce rinforzato da questa tornata elettorale ed ha certamente più potere anche nel nostro Parlamento. Il Ministro Boschi ha parlato di messaggio chiaro che c’è fiducia nel Paese, speriamo che ora la fiducia venga ben ripagata.

C’è sconforto invece in casa Movimento 5 Stelle. I sondaggi davano il partito di Grillo sopra il 25%, mentre gli ultimi, quelli clandestini, parlavano addirittura di sorpasso. E invece si è raggiunto il 21%, quasi 20 punti sotto il PD. Il 21% in altre occasioni sarebbe un buon risultato, ed è solo pochi punti percentuali sotto le ultime elezioni. Ma è il distacco dalla vetta che pesa tantissimo. Si attende il commento di Grillo alla sconfitta, i parlamentari pentastellati non parlano e sul blog e su Twitter i commenti vanno dalla sfiducia alla rabbia, tra chi minaccia di andarsene dall’Italia e quelli, pochi a dir la verità, che sono ancora speranzosi di poter rinascere dalle ceneri e rivoluzionare in qualche modo il partito per presentarsi al meglio alle prossime elezioni politiche.

Il dramma vero e proprio però lo si sta vivendo in Forza Italia. Che il partito di Berlusconi sarebbe arrivato terzo, era risaputo. Ma l’ex Premier sperava di raggiungere almeno il 20%, e invece si è dovuto accontentare di restare sotto il 17%. Mai nella storia del partito nato 20 anni fa il voto era stato così deludente, segno che probabilmente per Berlusconi il tempo da politico è ormai terminato. Il leader è riuscito a far mettere il suo nome sul simbolo, chissà senza quello quanti voti ancora avrebbe perso. C’è da dire che il 17% non è comunque male come risultato, sono sempre circa 4 milioni di voti, ma per un partito che crede di poter governare, restare sotto di 24 punti percentuali rispetto al primo è un vero e proprio smacco. I parlamentari forzisti però non perdono la speranza e lasciano presagire una coalizione di centrodestra per le prossime elezioni che, se i numero fossero questi, insieme a Ncd, Lega e altri partiti minori potrebbe arrivare a sfiorare il 30%. Magari con un’altra Berlusconi, Marina, di nuovo in sella.

Negli altri partiti probabilmente gli unici che esultano sono quelli di L’Altra Europa per Tsipras, alias Sinistra Ecologia e Libertà. La soglia di sbarramento è stata superata, anche se di poco, il candidato europeo ha avuto un discreto successo all’estero mentre in Italia gli ex e gli attuali comunisti valgono ancora qualcosa. In ottica coalizione di centrosinistra possono ancora dire la loro. La Lega Nord recupera qualcosa dopo l’ultima debacle, ma l’effetto Salvini-antieuro non ha destato lo stesso successo della Le Pen in Francia, e così il 6% può essere una percentuale discreta in una coalizione, ma nel complesso non c’è da stare allegri. Male anche il Nuovo Centrodestra. Se l’obiettivo era superare la soglia di sbarramento del 4%, è stato raggiunto, ma insieme all’UDC. Senza Casini il partito di Alfano non è così affidabile, e questi numeri costringeranno il Ministro dell’Interno molto probabilmente ad allearsi con Berlusconi per le prossime elezioni, altrimenti conterà meno di zero all’interno del Parlamento in cui potrebbe ottenere appena un paio di seggi. Infine Fratelli d’Italia e Alleanza Nazionale insieme ottengono più voti del previsto, ma ancora non sufficienti per entrare in Parlamento, mentre queste elezioni hanno di fatto cantato il de profundis per partiti ormai quasi inesistenti come Verdi, Italia dei Valori, SVP e Scelta Europea, coalizione formata da Scelta Civica di Monti, Fare per fermare il declino di Giannino e Centro Democratico.

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