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Competitività internazionale, Italia sempre più giù

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L’Italia è sempre meno competitiva. Lo ha confermato, come se ce ne fosse ancora bisogno, l’Institute for Management Development di Losanna che ogni anno analizza le principali economie mondiali, comprendendo anche quelle emergenti, valutando un gran numero di parametri che vanno dalla dotazione infrastrutturale all’efficienza delle istituzioni, dai livelli di occupazione fino a quello tecnologico.

In cima alla classifica rimangono stabili gli Stati Uniti che, nonostante la graduatoria sulla potenza economica li penalizzi facendoli sorpassare dalla Cina, da questo punto di vista sembrano invece ancora la nazione più indicata per fare investimenti. In un mondo sempre più globale la Top Ten è davvero multiculturale. Al secondo posto si piazza la Svizzera, al terzo Singapore e al quarto Hong Kong. Tanta Europa tra le principali economie che spiccano in competitività internazionale: la Svezia è quinta, la Germania sesta, la Danimarca nona e la Norvegia decima. Prima di loro Canada ed Emirati Arabi.

E l’Italia? L’Italia è l’ennesima spina nel fianco dell’Europa. Su 60 nazioni prese in considerazione, il nostro Paese è addirittura 46esimo, due posizioni in meno rispetto all’anno scorso, con un punteggio che è praticamente della metà rispetto a quello americano. In Europa fanno peggio di noi solo i Paesi del blocco dell’ex Unione Sovietica (e nemmeno tutti), mentre si posizionano meglio le Filippine, la Thailandia e persino il Kazakistan.

I motivi che portano al crollo della competitività internazionale dell’Italia sono principalmente politici, ma anche di natura culturale. Una zavorra di cui non riusciamo a liberarci. Al primo posto, se si potesse fare una graduatoria delle cose che non vanno, c’è la poca credibilità istituzionale. Un ventennio di berlusconismo e di leggi ad personam, seguito da tre governi tecnici, di certo non ci fanno fare bella figura davanti alla platea internazionale. Seguono le tasse troppo alte, le più alte d’Europa e tra le più alte del mondo (nella graduatoria dell’IMD solo 3 Paesi al mondo fanno peggio di noi sulla tassazione globale, mentre siamo ultimi per tassazione alle imprese), la competenza (o per meglio dire l’incompetenza) della forza lavoro dato che le migliori menti fuggono all’estero, l’istruzione scolastica, la poca innovazione (da noi le novità arrivano mediamente 5 anni dopo che all’estero) ed infine il rispetto per l’ambiente.

Fonte: Imd
Foto: freeimages

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