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Cicloturismo, Fabio Saracino: “la meta è una scusa, conta il viaggio per raggiungerla”

intervista cicloturismo

Il nostro viaggio nel cicloturismo si conclude oggi con Fabio Saracino, responsabile del blog Cicloturismoeoltre. Chi meglio di lui che gestisce un blog incentrato proprio sull’essere un cicloturista può spiegarci meglio cosa vuol dire viaggiare per il mondo in sella ad una bicicletta. Dopo aver conosciuto le visioni sul cicloturismo di Riccardo Agostini, Il Cicloturista Giacomo e Leonardo e Veronica, vediamo cosa ci racconta oggi Fabio Saracino.

Cosa rappresenta per te la bicicletta?

“È un mezzo di esplorazione eccezionale, perché mi permette di soffermarmi sui dettagli dei luoghi che attraverso e di cogliere particolari sempre nuovi, anche nei posti che credo di conoscere bene. Inoltre, la bici tende ad annullare le differenze, spesso basate sulle apparenze e mette tutti sullo stesso piano. Uso la bici per spostarmi in città, così non sono obbligato a seguire il flusso snervante del traffico, ma anche per affrontare viaggi di alcune settimane, per l’Italia e l’Europa. Pedalare costa fatica e richiede sacrificio, ma tutto viene ripagato dall’esperienza intensa di viaggio”.

Quando vai in bicicletta a cosa pensi? Alla meta da raggiungere o al contesto che stai attraversando?

“Quando vado in bicicletta guardo ciò che mi circonda, ma penso anche molto. Mano a mano che il chilometraggio aumenta, i pensieri si fanno più profondi e più sereni e si alternano con le immagini del paesaggio, in modo del tutto naturale. Ci sono percorsi molto belli che catturano la mia attenzione, ma non sempre è così. In alcuni casi mi ritrovo a meditare, per poi essere improvvisamente ridestato da uno scorcio inaspettato e particolarmente suggestivo. La meta, in realtà, per me è solo una scusa, ciò che conta è il viaggio per raggiungerla. Se poi è anche un bel posto, allora è la degna conclusione di un viaggio riuscito”.

Qual è il viaggio in bici che ricordi con maggiore intensità? E perché?

“Ricordo con grande intensità il viaggio intrapreso nel 2012, che mi ha portato ad attraversare le Cinque Terre, la Corsica occidentale e la Sardegna del nord. È stato bellissimo per i luoghi attraversati e per la sua difficoltà: molto dislivello e molto caldo, ma la fatica è stata ampiamente ripagata dai panorami. In particolare, la Corsica mi è rimasta nel cuore con il suo mare, la sua costa frastagliata, l’interno aspro e selvaggio, i paesaggi a volte caraibici, altre montani. Imbarcarmi da solo da Livorno per Bastia, sotto un sole cocente e un mare blu intenso, mi ha fatto sentire come un marinaio inesperto al suo primo viaggio verso terre tutte da scoprire”.

Qual è il luogo dei sogni che vorresti raggiungere in bicicletta?

“Mi piacerebbe molto viaggiare in Tibet, per visitarlo in lungo e in largo, stare a contatto con una natura immensa e per nulla addomesticata, e conoscere nel profondo una umanità molto diversa da quella occidentale, più autentica e, forse, più felice. Ma mi piacerebbe approfondire anche la mia conoscenza dell’Europa, per scoprire i luoghi meno battuti e i paesaggi più interessanti che ancora non ho avuto modo di visitare”.

La tua esperienza più folle in bici?

“Mi è capitato diverse volte di trovarmi in situazioni difficili, ad esempio sperduto in qualche valle dove non si vedono né case, né anime per svariati chilometri. Con il rischio di non riuscire a raggiungere un posto dove dormire. In quei casi ho stretto i denti e nonostante la stanchezza, a volte eccessiva, e la fame, ho attinto a tutte le mie forze per giungere a destinazione, montare la tenda, farmi una meritatissima doccia e finalmente cenare. Una volta ho temuto, nel Parco delle Capanne di Marcarolo, fra Piemonte e Liguria di trovarmi faccia a faccia con un lupo, ma per fortuna si trattava solo di un grosso cane nero, neanche aggressivo”.

Cosa consigli ai cicloturisti alle prime armi?

“Consiglierei di iniziare con un viaggio relativamente corto, non più di una settimana, e con la compagnia giusta, in modo da poter affrontare agevolmente tutti gli eventuali inconvenienti. Bisogna infatti imparare a gestire, a livello pratico e psicologico, tutte le difficoltà: quelle tecniche della bicicletta, quelle fisiche o ancora fra le persone. Gli imprevisti sono spesso dietro l’angolo ed è importante tenere i nervi saldi per poter fare la scelta giusta. Frequentare un gruppo ristretto di amici per molte ore al giorno permette di conoscersi meglio, ma a volte vengono fuori anche incomprensioni. In ogni caso, consiglio di osservare l’ambiente circostante, di non limitare la propria curiosità, di scegliere i percorsi in base alla voglia di scoprire cosa c’è oltre e di sperimentare sempre”.

Foto: freeimages

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