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Il cicloturista Riccardo Agostini: ‘la bicicletta è il punto di fusione con la libertà’

cicloturista riccardo agostini

Continuiamo la nostra avventura nel mondo del cicloturismo con Riccardo Agostini di EmozioneAvventura. Abbiamo iniziato il nostro viaggio alla scoperta di cosa significa diventare un “turista della bicicletta” con l’intervista realizzata a Il Cicloturista Giacomo, vediamo cosa ci racconterà questa volta Riccardo Agostini.

Cosa rappresenta per te la bicicletta?

“Per me la bicicletta non rappresenta uno sport: è il mio punto di fusione con la libertà. Il vantaggio delle due ruote è la possibilità di percorrere larghe distanze ed ammirare un paesaggio mentre approfitto di una discesa. E durante la discesa freno, fino a quasi a fermarmi, per poter andare a passo d’uomo, guardare il paesaggio, apprezzare ciò che mi circonda. E se per caso un uccello spicca il volo, tolgo le mani dal manubrio, apro le braccia e immagino di volare”.

Quando vai in bicicletta a cosa pensi? Alla meta da raggiungere o al contesto che stai attraversando?

“Negli anni ho scoperto che è importante scegliere una destinazione che mi motivi, perché quando sei in viaggio arriverà un momento in cui tutte le cose andranno male e ti verrà voglia di abbandonare. Solamente scegliendo una meta che rappresenta un valore morale riesco ad andare avanti. Ma poi, quando sono sui pedali, vivo l’avventura: mi godo il paesaggio, gli incontri ed ogni imprevisto rappresenta una sfida. I viaggi fatti mi hanno insegnato che non sempre si riesce ad arrivare all’obiettivo, ma la meta ci serve per indicarci la direzione. Spetta solo a noi il compito di affrontare l’avventura”.

Qual è il viaggio in bici che ricordi con maggiore intensità? E perché?

“Sicuramente Capo Nord. In due mesi sui pedali succedono molte cose; è come ingerire una pasticca extra strong di vita ed è una prova di resistenza. Ho pedalato con Ana, la mia attuale compagna, e abbiamo condiviso km, difficoltà e incredibili avventure. Se sono arrivato fin lassù lo devo a lei. Questo viaggio mi ha dato la consapevolezza della grande forza che risiede in me. Un altro motivo per cui ho a cuore il viaggio a Capo Nord è il ricordo di mio padre. Era malato, ma mentre ero via è peggiorato terribilmente; lui ci teneva che arrivassi fin lassù ed io volevo dimostrargli che con la volontà si può ottenere tutto. Ho avuto solo il tempo di tornare di corsa a casa per l’ultimo saluto e dirgli “ora come faccio a scrivere un libro che riesca a spingere le persone a raggiungere il proprio sogno se io Capo Nord non ci sono arrivato?”. E lui mi ha risposto che “Molti motivano raccontando di un successo, tu Riccardo prova a farlo raccontando della determinazione che hai messo per raggiungerlo”.

Qual è il luogo dei sogni che vorresti raggiungere in bicicletta?

“Forse Capo Horn, ma anche Capo di Buona Speranza, oppure Gerusalemme. In realtà, devo confessare che il posto che vorrei raggiungere in bici è casa mia. Il mio sogno sarebbe poter uscire dalla porta di destra e rientrare da quella di sinistra, facendo un bel giro del mondo”.

La tua esperienza più folle in bici?

“Non credo di aver fatto esperienze folli sulle due ruote, o magari le ho fatte ma non le considero tali. Ad ogni modo c’è stato un tempo in cui ho creduto di aver fatto una cosa fuori dagli schemi e che guardandola oggi, in prospettiva, mi rendo conto che non era poi così esagerata. A 13 anni sono partito dal mio paese della provincia di Viterbo, Acquapendente, e sono arrivato in bici fino al mare. Oggi 65 chilometri non mi sembrano tanti, ma quando avevo 13 anni credevo di aver fatto un’impresa”.

Cosa consigli ai cicloturisti alle prime armi?

“Direi loro che non importa se decidono di andare in bicicletta a Capo Nord o al mare, l’importante è che la meta prescelta rappresenti il loro sogno. Poi, è fondamentale circondarsi di persone in grado di trasmettere carica e fiducia. E con questo mi riferisco a tutte le persone che vedono Capo Nord come un obiettivo lontano. Con la giusta preparazione atletica e la costanza di pedalare ogni giorno per tanti giorni, ognuno di noi può arrivare dove vuole”.

Foto: Maltesen su Flickr

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