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Rinnovabili in Italia, almeno un impianto in ogni Comune

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Il 100% dei Comuni italiani detiene almeno un impianto ad energia rinnovabile. È quando emerge dall’ultimo rapporto “Comuni rinnovabili 2014” redatto da Legambiente, il quale mette in evidenza come, in appena 6 anni, il numero dei Comuni rinnovabili sia triplicato, passando dai tremila scarsi del 2008 agli 8.054 (praticamente tutti) del 2014. Appena due anni prima, nel 2006, le rinnovabili in Italia quasi non esistevano. Erano infatti presenti in appena 356 municipi. Un risultato sensazionale se pensiamo che, tra l’altro, è stato raggiunto in un periodo in cui la crisi economica ha tolto potere d’acquisto alle famiglie ed anche alle pubbliche amministrazioni.

Ma le buone notizie non finiscono qui. Grazie all’impegno degli italiani oggi le energie rinnovabili sono in grado di soddisfare un terzo dell’elettricità di cui il nostro Paese ha bisogno (per la precisione il 32,9%), ed il 15% del totale dei consumi energetici. Il maggior investimento è stato effettuato nel fotovoltaico dato che è presente in quasi tutti i Comuni, ovvero 7906 su 8054. A seguire ci sono gli impianti di solare termico, quelli a biomassa, mini idroelettrico, eolico e per ultimo la geotermia. Il totale degli impianti, secondo il rapporto, ammonta a circa 700 mila!

Un esempio per tutti potrebbe essere il piccolo Comune di Casaletto di Sopra, in provincia di Cremona, il quale produce talmente tanta energia solare da superare il fabbisogno interno. Insomma, se un giorno dovessero chiudere tutte le centrali a petrolio, gas o a carbone, in questo paesino nessuno se ne accorgerebbe. Per quanto riguarda il solare termico invece, è il Comune di Seneghe, in provincia di Oristano, a fare la parte del leone nel rapporto pannelli solari per abitante.

Ma come viene prodotta oggi l’energia in Italia? La fetta maggiore è ancora in favore dei combustibili fossili, in primis gas naturale; al secondo posto ci sono le rinnovabili nel loro complesso, seguite da carbone, altre fonti fossili e petrolio, la cui fetta è sempre più piccola. Da questo punto di vista l’Italia ha compiuto un vero e proprio miracolo dato che nel 2000 il petrolio occupava un terzo del fabbisogno energetico nazionale, un altro terzo era garantito dal gas, e le rinnovabili facevano solo la parte delle comparse arrivando a garantire meno del 20%.

Questo boom delle rinnovabili, potrebbero dire i suoi detrattori, è legato agli incentivi che noi tutti paghiamo in bolletta. In parte è vero, ma in misura molto inferiore a quanto vogliano farci credere. Oggi la causa del caro-bolletta in Italia viene spesso attribuita agli incentivi alle energie rinnovabili. Secondo alcuni questa spesa peserebbe persino sulla metà delle nostre bollette. L’analisi di Legambiente ha invece sottolineato come gli incentivi alle rinnovabili in bolletta rappresentino solo il 15,3% del prezzo finale. Per il 52% la bolletta è composta dall’energia utilizzata, il resto è costituito da costi di distribuzione, imposte ed altre spese per fonti assimilabili alle rinnovabili, ma che non sono le rinnovabili, come gli inceneritori o i costi di smaltimento delle centrali nucleari.

A livello europeo infine, siamo il terzo Paese per solare termico, il secondo per fotovoltaico ed il terzo per eolico. Chiunque volesse consultare questi dati può farlo sul sito di Legambiente.

Foto: freeimages

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