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Libertà di stampa 2014, Italia 64^, Turchia unico stato UE non libero

freedom house

L’organizzazione indipendente Freedom House ha pubblicato in questi giorni l’ultimo rapporto riguardante la libertà di stampa nel mondo. Alcuni cambiamenti importanti ci sono stati nella graduatoria, alcuni in positivo, altri in negativo. Poco, praticamente nulla, invece per quanto riguarda l’Italia che riguadagna quattro posizioni ma non riesce ancora a rientrare nello status di nazione con stampa libera.

La classifica 2014 sulla libertà di stampa (regolata sui parametri legali, di influenza politica e di influenza economica) vede in vetta alla classifica ancora una volta i Paesi scandinavi, ovvero Svezia e Norvegia, ai quali si aggiunge anche l’Olanda che lo scorso anno era al terzo posto, ma che in questo aggancia in vetta i due “colleghi”. Seguono Finlandia e Belgio, e poi Svizzera, Lussemburgo, Islanda, Danimarca e Andorra, rimarcando così la stessa graduatoria di un anno fa. La democrazia mondiale non sembra aver avuto grossi scossoni rispetto al 2013. Il numero delle nazioni che rientrano tra quelle considerate “libere” resta 63, tra le quali ci sono anche Mauritius, Kiribati, Papua Nuova Guinea, ma anche Taiwan e diversi Paesi dell’Est come Slovenia, Lettonia e Lituania.

L’Italia, come detto, non c’è, seppur di poco. Il nostro Paese deve aver fatto qualche piccolo passo in avanti rispetto all’anno scorso dato che è passato dal 68° al 64° posto, ad un passo dalle nazioni libere. Purtroppo però restiamo nel novero delle “parzialmente libere” a parimerito con nazioni che non spiccano per i diritti civili come la Namibia o il Cile. Tra i Paesi parzialmente liberi l’Italia è l’economia più grande, e fanno parte di questo gruppo di fatto tutte le nazioni che non sono governate da una dittatura, dunque molti Paesi dell’Est Europa, Sudamerica e Africa Settentrionale, più il Sudafrica.

Tra i Paesi “non liberi” quest’anno c’è una new entry preoccupante. È la Turchia, enorme e ricca nazione che però nell’ultimo anno si è resa protagonista di una delle pagine più nere della democrazia. Da Gezi Park all’oscuramento di YouTube e dei social network per evitare figuracce in campagna elettorale al Premier Erdogan, che infatti è stato poi riconfermato, la Turchia è precipitata dal 120° al 134° posto, ovvero da parzialmente libera a non libera. Si tratta dell’unico Stato europeo non libero insieme all’Ucraina che in questo periodo sta vivendo una sorta di rivoluzione civile, un segnale per nulla incoraggiante dato che viene associato a nazioni come il Sudan, la Thailandia o l’Afghanistan. A chiudere la graduatoria non poteva che essere la Corea del Nord dove ogni cosa deve passare dal regime, seguita da Turkmenistan e Uzbekistan, e dalle non molto distanti Cina e Russia.

C’è ancora molto lavoro da fare per Freedom House. Su 197 nazioni meno di un terzo, ovvero 63 (il 32%) si possono considerare libere. La maggior parte sono libere solo parzialmente, come l’Italia, ovvero il 35%, mentre ben 66 non sono per nulla libere. Un’assurdità nell’era di Internet.

Foto: freeimages

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