Bolletta elettrica, Italia terzo Paese UE per i rincari

di Onofrio Marco Mancini
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La bolletta elettrica in Italia pesa mediamente più di 500 euro a famiglia ogni anno. Il paradosso è che continua a crescere nonostante il costo della materia prima si sia ridotto negli ultimi anni. Ma come è possibile? Le risposte a questa domanda possono essere più di una, ma si possono riassumere in una sola parola: spreco. Non spreco energetico, ma spreco di risorse.

Come le ultime analisi delle voci in bolletta ci dimostrano, dei circa 80-100 euro a bimestre che ci arrivano a casa, meno della metà è rappresentata dal costo dell’energia che consumiamo. Come a dire che se pagassimo solo ciò che utilizziamo, la bolletta della luce sarebbe la metà (o anche meno) di quanto non arrivi realmente. Ma ovviamente non possiamo solo pagare il gas, il carbone o il petrolio che ci permettono di illuminare casa. Paghiamo anche la distribuzione, le persone che lavorano per fare in modo che questa energia arrivi nelle nostre case, ed altre voci simili. Ed è giusto che sia così. Quel che non è giusto però è tutto il resto.

Circa un terzo del costo in bolletta è rappresentato da voci che non riguardano i nostri consumi e dalle tasse. Tra i balzelli più assurdi che ci ritroviamo ancora a pagare c’è lo smaltimento della centrale nucleare di Trino Vercellese e delle altre centrali italiane, fuori uso ormai da oltre trent’anni, ma che con la lentezza all’italiana sono ancora lì pronte a far scoppiare l’ennesimo allarme ambientale. Altra gabella incredibile è il finanziamento alle Ferrovie dello Stato. Non si sa come mai, visto che le Ferrovie non c’entrano nulla con l’energia elettrica, e peraltro sono praticamente diventate private, almeno quando si tratta di raccogliere i dividendi. Per la precisiamo noi, con la nostra bolletta, incentiviamo la ricerca delle Ferrovie dello Stato. Mistero.

Circa un quinto del totale, il 21,43% per la precisione, è rappresentato dai cosiddetti “oneri generali” che si cerca di lasciarli passare per aiuti alle energie rinnovabili, ma che in realtà vanno ad agevolare le industrie manufatturiere cosiddette “energivore”, cioè quelle che per la loro attività consumano tanta energia. In pratica gli paghiamo noi parte della bolletta. In questo 21 per cento c’è anche la quota che si paga per lo smaltimento delle centrali nucleari. Infine il 13,34% della bolletta è rappresentata da tasse e accise.

Nonostante a partire dal mese di aprile sia stato annunciato in pompa magna un importante taglio delle tariffe (che per quanto riguarda l’elettricità arriverà ad essere al massimo un euro a bolletta), dal 2009 ad oggi si calcola che l’incremento del totale sia stato del 10%. In tutta Europa solo Cipro e Grecia hanno fatto peggio di noi, rispettivamente con un +21 e +15%. Se si dice di voler aiutare le famiglie e le imprese ad uscire dalla crisi, forse bisognerebbe partire proprio da qui.

Fonte: La Stampa
Foto: Photl

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