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Fotovoltaico: ritiro dedicato, che cos’è e quando conviene

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Il ritiro dedicato, nell’ambito dell’energia fotovoltaica, è una modalità di vendita dell’energia che viene immessa in rete. Esso consiste nel vendere l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico al GSE, Gestore dei Servizi Energetici, che provvederà a remunerarla adeguatamente in base a quanti Kwh vengono prodotti e ritirati. Il servizio si chiama ritiro dedicato perché è come se fisicamente il GSE ritirasse dell’energia dall’abitazione, anche se tutto avviene attraverso l’impianto collegato in rete senza che ci si accorga di nulla.

Al ritiro dedicato possono accedere tutti i possessori di un impianto rinnovabile (ma anche coloro che possiedono un impianto non rinnovabile) di potenza nominale inferiore a 10 MVA per gli impianti eolici, solari, geotermici, idroelettrici per moto ondoso, maremotrici o idraulici, oppure in alternativa impianti di potenza pari o superiore ai 10 MVA che non rientrano nelle precedenti categorie. Per poter accedere al ritiro dedicato bisogna presentare un’istanza al GSE, attraverso il sito ufficiale, entro 60 giorni dall’entrata in servizio dell’impianto.

Quanto si guadagna con il ritiro dedicato

La domanda che però tutti i proprietari di un impianto fotovoltaico, eolico o di qualsiasi altra natura si fanno è: ma quanto si guadagna con il ritiro dedicato? Dare una cifra universale è impossibile in quanto esiste una tabella di prezzi minimi garantiti che varia di anno in anno. Per quanto riguarda il 2014 la cifra che riguarda il fotovoltaico domestico è 38,90 euro per Mwh fino a 1.500.000 kwh. Nel 2013 era molto più conveniente, di circa il doppio. Le cifre variano a seconda della fonte rinnovabile (ad esempio il biogas e l’idrico ha ricavi di circa il triplo rispetto al fotovoltaico), e come abbiamo visto anche in base agli anni, quindi fare oggi un planning per 20 o 30 anni non è consigliabile perché le cifre cambiano, e anche di molto a volte. Va però precisato che la remunerazione varia a seconda del prezzo medio zonale orario, cioè cambia anche a seconda del prezzo che in quel momento e in quel dato luogo ha l’energia. Essendo la cifra di 38,90 euro quella “minima garantita”, significa che alla fine dell’anno il GSE trarrà le somme e se il prezzo medio zonale orario risulta essere superiore a quello pagato all’utente, il Gestore dei Servizi verserà un conguaglio al produttore, cioè al proprietario dell’impianto.

L’altro lato della medaglia è però che il ritiro dedicato è incompatibile con lo scambio sul posto e con la tariffa omnicomprensiva. Ciò significa che o si sceglie uno o l’altro. Inoltre in questa modalità non possono rientrare gli impianti che hanno beneficiato di un’altra forma di incentivo previsto dai Decreti interministeriali del 5 e 6 luglio 2012. Un problema che però non riguarda gli impianti realizzati a partire dal 2014 visto che gli incentivi non ci sono più.

In definitiva il ritiro dedicato conviene quando si hanno consumi molto bassi o nulli. Nel primo caso conviene quando si installa un impianto, possibilmente di grandi dimensioni, in una casa poco o per nulla abitata, in cui si registrano consumi bassi; nel secondo conviene nei casi di impianti fotovoltaici grandi, come quelli a terra, non per scopi domestici. In questo caso infatti si fa praticamente una vendita al GSE con spese nulle o molto basse. Se però avete un impianto fotovoltaico per uso domestico, cioè per alimentare il televisore, il frigorifero, le luci e così via, allora conviene lo scambio sul posto che può portare la vostra bolletta vicina allo zero. Con il ritiro dedicato infatti le bollette si pagherebbero a prezzo pieno, solo che si riceverebbe in cambio un conguaglio che non è detto che copra i costi in bolletta.

Foto: freeimages

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