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80 euro in busta paga, li pagherà lo Stato

tasse renzi

Niente più tasse per i soliti noti: i famosi 80 euro in più in busta paga li pagherà lo Stato. È questa la promessa di Matteo Renzi il giorno prima del più importante esame dell’anno del suo Governo, ovvero la presentazione del Def. Per chi non lo conoscesse, il Documento Economico e Finanziario (Def appunto) è in sostanza il “business plan” dello Stato: mette nero su bianco cosa vuol fare e dove va a prendere i soldi per farlo. Tale documento va poi presentato all’Europa e, se non si sono fatti bene i compiti a casa, ci possono essere delle conseguenze poco piacevoli.

Ecco dunque dove Renzi ha intenzione di prendere quegli 80 euro in più che a molti italiani dipendenti farebbero comodo per superare la triste ultima settimana del mese. Il costo, che per quest’anno ammonta a 6,7 miliardi perché si parte da maggio, mentre il prossimo anno saranno 10 miliardi tondi tondi, verrà coperto per la gran parte dalla spending review, cioè verranno eliminate 4,5 miliardi di euro di spese inutili che attualmente lo Stato paga. Non solo dunque le auto blu su eBay che ormai sono diventate un po’ il simbolo, ma anche tagli alla politica con l’abolizione del Senato e delle Province, taglio dello stipendio ai manager pubblici, ma purtroppo anche qualche taglio alla sanità.

I restanti 2,2 miliardi dovrebbero arrivare da alcune operazioni poco note all’italiano medio ma a cui stranamente ancora nessuno aveva pensato. Una era applicare una nuova tassa che però non saranno gli italiani a pagare, ma le Pubbliche Amministrazioni. Attualmente l’aliquota Iva che le PA pagano sulle plusvalenze è fissata al 12%, adesso viene più che raddoppiata, e viene portata al 26%. Tali plusvalenze arriveranno dalla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia. Per fare un esempio, un ente pubblico che ha in mano 100 euro di quote di Bankitalia, ora le vede rivalutate a 120. Su quei 20 euro in più prima pagava una tassa del 12%, adesso la pagherà del 26%.

Ma non finisce qui. Renzi ne ha anche per le aziende che vedranno tagliata la tanto odiata Irap del 5% quest’anno e del 10% dal prossimo in poi. Le risorse necessarie verranno prese dalla tassazione delle rendite finanziarie, una specie di patrimoniale che, anche questa, non tocca l’italiano medio, ma solo chi possiede ingenti capitali tali da permettergli di fatto di non lavorare, ma di giocare in Borsa o arricchirsi con altri strumenti finanziari. La dimostrazione che questi nuovi provvedimenti non saranno a carico dei cittadini si nota con l’immediata reazione delle banche, riunite nell’Abi, le quali hanno subito inveito contro Renzi dato che da anni sono abituate ad essere finanziate a pioggia dai vari governi che si sono succeduti, vedi Monti e Letta, e che adesso per la prima volta vedono le loro tasche alleggerirsi.

Per quanto riguarda i prossimi anni, altri fondi per continuare a tagliare il cuneo fiscale, e dunque rendere un po’ più ricche famiglie e imprenditori, arriveranno dal taglio degli enti inutili, come il Cnel, ma anche dalla riduzione delle spese degli enti che non si possono tagliare. Il Quirinale per esempio non si può eliminare, ma spende 2-3 volte quello che spende Buckingham Palace. Magari stringere la cinghia per loro non sarebbe un grosso sacrificio, ma eviterebbe che, ancora una volta, lo facessero gli italiani.

Foto: Renzi su Wikipedia

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5 commenti

  1. E’ un’idiozia dire che l’italiano medio non viene toccato dall’aumento delle rendite finanziarie, visto che praticamente tutto il risparmio viene tartassato, per le banche invece si tratta di plusvalenze trattate su tabelle IRPEF. Non dovreste scrivere certe porcate

    • Qui non c’è nessuna porcata, è vero che gli italiani non vengono toccati perché qui non parliamo di tassare i risparmi ma solo le rendite finanziarie delle banche e dei grandi capitalisti. A meno che lei non abbia quote della banca d’Italia, e se non è un banchiere ne dubito, oppure effettua operazioni in Borsa da milioni di euro, mani nelle sue tasche non ne verranno messe. Tra l’altro, se rientra in uno dei due casi sopra descritti, vuol dire che non rientra di certo nella categoria “italiano medio”.
      Saluti

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