Home / Attualità / Politica / Secessionisti veneti, la Lega minaccia: “li andiamo a liberare noi”

Secessionisti veneti, la Lega minaccia: “li andiamo a liberare noi”

salvini lega

Speravamo che la vicenda della secessione del Veneto si fosse conclusa con l’arresto dei 24 “complottisti” che cercavano di sollevare il popolo veneto (che di sollevarsi contro lo Stato proprio non ci pensava) per ottenere la secessione di una Regione da sempre scontenta del rapporto con Roma. Purtroppo però dobbiamo ricrederci. La Lega Nord, in crisi di voti e di identità, come fa notare questa mattina il Fatto Quotidiano, pur di racimolare qualche voto in più per raggiungere almeno il 5% (massima aspirazione per un partito che fino a 6-7 anni fa superava agevolmente il 10%) si attacca a chiunque. Anche a chi proprio qualche settimana fa la Lega l’aveva duramente respinta.

Sono proprio i secessionisti veneti che, al momento di realizzare il referendum online, avevano spiegato di essere stanchi della linea “troppo morbida” della Lega Nord e di non volere i leghisti tra le proprie fila, ma volevano farcela con le proprie forze. Ora che l’ala dura del movimento, quella dei secessionisti con le armi e il carro armato finto, è dietro le sbarre, Salvini tenta di accaparrarsi il suo seguito, sperando che alle prossime elezioni voti Lega. E non fa niente se fino ad un mese le stesse persone avevano preso a pesci in faccia i leghisti, si sa, quando c’è da far casino loro sono sempre in prima fila.

L’occasione migliore l’hanno avuta ieri quando, durante la manifestazione in favore dei ventiquattro arrestati, Matteo Salvini è salito sul palco ed ha urlato:

O i secessionisti arrestati tornano a casa o li andiamo a tirare fuori noi.

Parole di certo ben lontane dalla democrazia che fanno presagire che la violenza non è stata fermata arrestando le persone che organizzavano il blitz in piazza San Marco, ma continua anche per le strade. Per fortuna che a pronunciare queste parole è Salvini, rappresentante di un partito che sembra il classico cane che abbaia ma non morde, primo a gridare contro Roma Ladrona, ma poi di certo non estraneo agli scandali, tra spese pazze e lauree truccate. Ma si sa, in campagna elettorale tutto è concesso, anche gridare allo scandalo, alla rivoluzione e persino all’assalto alle Procure, tanto poi, una volta ottenuti i voti alle elezioni, anche queste promesse, come tante altre, possono finire nel dimenticatoio.

Foto: Wikipedia

Potrebbe interessarti anche:

liberi e uguali

Liberi e Uguali: il programma per le elezioni 2018

Il lavoro è il principale punto del programma di Liberi e Uguali: i dettagli nella dichiarazione d'intenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.