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Nuovo Senato delle Autonomie, cosa cambia rispetto al vecchio?

camera dei deputati

Se la nuova legge, denominata modifica del titolo quinto perché va a modificare il titolo V della Costituzione, dovesse passare secondo le indicazioni di Matteo Renzi, ci sarebbe una vera e propria rivoluzione nella politica italiana. Il Parlamento come lo conosciamo oggi rimarrebbe solo come struttura, non come organizzazione politica. Oggi infatti siamo in regime di bicameralismo perfetto, ovvero sia Camera che Senato hanno le stesse identiche funzioni ed una legge, per poter essere approvata, deve passare da entrambi i rami del Parlamento. Con il nuovo Senato delle Autonomie non sarà più così.

La prima più importante modifica è che questo nuovo Senato non sarà più eletto. Oggi infatti, quando andiamo a votare, ci troviamo davanti una scheda per la Camera ed una per il Senato (almeno gli elettori sopra i 25 anni). Con la nuova legge la scheda del Senato sparisce. Ma non sparisce del tutto anche questa Camera, ma le persone che la occuperanno saranno già state elette in precedenza con le elezioni amministrative. Al posto degli attuali senatori infatti ci saranno delle Giunte composte da presidenti Regionali, delle Province autonome e sindaci dei Comuni capoluogo per un totale di 147 membri, ai quali si aggiungeranno 21 cittadini nominati dai senatori stessi e dal Capo dello Stato con gli stessi principi con i quali si nominano oggi i senatori a vita, solo che stavolta resteranno in carica per soli 7 anni. Tra di essi ci saranno anche gli ex Presidenti della Repubblica e gli attuali senatori a vita.

Tutte queste persone non percepiranno uno stipendio, ma solo un “gettone di presenza”, cioè una sorta di rimborso spese per il viaggio, ottenibile solo se si è presenti in aula, per evitare i soliti fannulloni che percepiscono lo stipendio da senatore ma poi hanno l’80-90% di assenze. Al momento i rappresentanti regionali verranno nominati in modo uguale per ogni Regione d’Italia, ma con una modifica successiva sarà possibile modificare il numero dei senatori in base al numero di abitanti di ogni Regione. Questi resteranno in carica il tempo del loro mandato, quindi non verranno eletti tutti insieme ma la loro permanenza sarà differente.

Ma quali funzioni avrà il nuovo Senato delle Autonomie?

Le funzioni del nuovo organo saranno simili, ma depotenziate, rispetto a prima. Avrà ad esempio il potere di iniziativa legislativa, cioè potrà proporre le leggi, e potrà anche votare e proporre modifiche alle leggi in discussione alla Camera. Ma il potere poi di approvare in maniera definitiva le leggi sarà comunque nelle mani della Camera. Non potrà votare la fiducia ad un Governo. Altro compito sarà quello di tramite tra Parlamento e autonomie locali (Regioni, Province e Comuni), ma anche tra Parlamento ed istituzioni europee perché dovrà realizzare gli atti normativi deliberati dal Parlamento europeo, nonché svolgerà un compito di controllo affinché le nuove leggi italiane rispettino i vincoli europei.

Il suo potere revisionale sulle leggi italiane si esplica in merito alle leggi di revisione della Costituzione, mentre sulle altre la Camera ha piena autonomia. Il Senato infatti potrà soltanto prendere atto delle leggi che la Camera ha approvato e proporre modifiche, ma non “imporle” come accadeva prima. La funzione legislativa si svolgerà così: la Camera discute e approva una legge e la trasmette al Senato. Il Senato ha 10 giorni per esaminarla, 30 per votarla, modificarla e reinviarla alla Camera, e la Camera ha 20 giorni di tempo per esaminare le modifiche. Se entro i 40 giorni totali il Senato non prende in esame la legge, o non fa in tempo a votarla, questa passa così come è stata licenziata dalla Camera. In caso di modifiche, se la Camera non le ritiene necessarie la approva secondo il testo originario.

In caso di legge costituzionale, europea o regionale/locale invece, il funzionamento è identico tranne che, in caso di nuove proposte di modifica del Senato, la Camera può approvare a maggioranza assoluta il testo originario, by-passando il Senato. Se la maggioranza assoluta (50%+1) non c’è, passa il testo del Senato. Il “veto” del Senato rimane sulla legge di bilancio che a maggioranza assoluta può decidere di accettare o respingere la legge Finanziaria.

Fonte: il Sole 24 Ore
Foto: Wikipedia

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