Home / Ambiente / Clima / Rapporto IPCC sul cambiamento climatico 2014: la catastrofe è alle porte

Rapporto IPCC sul cambiamento climatico 2014: la catastrofe è alle porte

Se ti piace condividi!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

emissioni inquinanti

Come sarà il clima alla fine di questo secolo? Secondo l’IPCC, il panel di esperti delle Nazioni Unite, una catastrofe. Il rapporto che ogni anno i climatologi dell’Onu stila sembra andare sempre più verso il pessimismo. Mentre fino a qualche anno fa lo spauracchio sembrava il superamento dei 2 gradi Celsius di temperature medie, è diventato prima i 4 gradi ed oggi sembra che il limite che spaventa sia diventato addirittura quello dei 5 gradi.

Come fanno notare gli scienziati infatti, i 2 gradi sono già stati superati ben prima del limite della fine del secolo, e continuando ad inquinare al ritmo che abbiamo oggi, è molto probabile che venga raggiunta tale soglia. Quali sarebbero le conseguenze se ciò dovesse accadere? Morte e devastazione colpirebbero il pianeta. Un pianeta che non conterebbe 6 miliardi e mezzo di persone come oggi, con quasi un miliardo di poveri, ma molte di più, con un numero di persone che morirebbero di fame stimato in almeno il doppio. Altro che lotta alla povertà.

L’incremento delle temperature infatti porterebbe alla riduzione della produzione di mais, riso e grano che sono la base del sostentamento della maggior parte degli esseri umani. Già oggi questa produzione si sta riducendo del 2% ogni 10 anni, ma con la siccità, che rischia di far morire di sete ben 1 miliardo di persone, la situazione potrebbe peggiorare. Il 2030 è indicato come l’anno di non ritorno nel quale la diminuzione della resa dei raccolti comincerà ad essere pesante. E se non si muore di fame o di sete, ci saranno altri due modi di morire: in guerra, a causa della disputa delle poche risorse rimaste, o a causa di catastrofi naturali. La novità dello studio di quest’anno è la stima degli investimenti per la riduzione dei danni legati all’innalzamento del livello dei mari. Circa il 9% del Pil di tutto il mondo, una cifra davvero astronomica, verrà destinato alla costruzione di barriere contro il mare, ma anche contro i fiumi, inondazioni e perdita di intere città costiere.

Anche la vita negli oceani non sarà come quella odierna a causa dell’acidificazione dell’acqua che distruggerà le barriere coralline e, di conseguenza, potrebbe innascare una reazione a catena che porterebbe all’impoverimento della biodiversità. Nel rapporto si legge che l’incremento delle temperature globali di 2° sopra la media (più o meno la situazione nella quale ci troviamo oggi) porterebbe ad una perdita di reddito globale che va dallo 0,2 al 2%. Tuttavia le perdite potrebbero essere superiori se l’innalzamento della temperatura raggiungesse i 3 gradi e oltre.

Ma allora siamo senza speranza? Verso la fine del rapporto gli scienziati ammettono che, anche con politiche aggressive di riduzione delle emissioni, una parte del danno non può essere evitata. Ma se si riconosce il pericolo e si agisce per tempo, cioè praticamente sin da ora, ci sono buone possibilità di limitare i danni. Oltre a costruire sin da subito le prime protezioni lungo le coste, è fondamentale ridurre le emissioni di CO2 passando alle rinnovabili. E soprattutto è fondamentale farlo subito. Più tardi si prenderanno questi provvedimenti e più saranno costosi, in termini economici e soprattutto di vite umane.

Foto: Sxc

Lascia un commento

O

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

comments