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Tagli agli sprechi e agli stipendi ai manager, la mannaia di Renzi colpisce ancora

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Dopo aver (quasi) tagliato le Province e (quasi) il Senato, adesso Matteo Renzi taglia (quasi) gli stipendi dei manager pubblici. Diciamo “quasi” perché in realtà non è che poi il taglio ammonti a chissà quale grande cifra. Ma andiamo con ordine. Da mesi l’ex sindaco di Firenze denuncia una situazione scandalosa in Italia, ovvero gli stipendi dei manager pubblici super gonfiati, nonostante non sempre le aziende controllate siano gestite in maniera soddisfacente. Lo scandalo più che altro sta nel fatto che mentre nei Paesi “civili” la differenza nello stipendio tra il manager e l’ultimo dipendente è al massimo di 20 volte, in Italia supera le 1000 volte. Per questo, da quando è Premier, Renzi tenta in tutti i modi di tagliare questi super stipendi.

Per farlo ha deciso di usare il metodo ideato da Mario Monti due legislature fa, e cioè porre come tetto massimo di stipendio percepibile quei famosi 311.658,53 euro che è lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione. Nessuno in Italia può prendere più di lui, con soldi privati. Oggi, si sa, i manager pubblici hanno stipendi ben più larghi. La polemica è scoppiata su Mauro Moretti, ad di Ferrovie dello Stato, che guadagna 850 mila euro l’anno, ma ci sono i vertici di Eni, Enel e altre controllate statali che percepiscono emolumenti di diversi milioni. Ma davvero queste persone percepiranno dal 1° aprile “solo” 300 mila euro?

Certo che no. I loro stipendi verranno tagliati inizialmente del 25%, cioè un quarto in meno. L’obiettivo è di far arrivare, nella loro busta paga, soltanto la parte strettamente legata allo stipendio pagato dallo Stato, gradualmente, sui famosi 311 mila euro e rotti. Ma a questi poi si dovranno aggiungere indennità, bonus, rendite azionarie e tante altre piccole voci che porteranno i loro introiti ad essere 2, 3 o anche cinque volte superiori allo stipendio del presidente della Corte di Cassazione. Ma poco male, almeno qualche milione di euro lo Stato lo recupera.

Ma i soldi veri, quelli che consentiranno al Governo Renzi di tagliare le tasse e fare le riforme, arriveranno da un’altra parte, cioè gli sprechi pubblici reali. Le chiamano Spa di Stato e non sono S.p.A., cioè società per azioni, ma Spa nel senso stretto del termine, ovvero centri benessere. Sì perché, come fa notare questa mattina Repubblica, lo Stato gestisce terme, Bagni, centri massaggi, camping e persino casinò che sono in forte perdita perché sono diventati praticamente un enorme calderone destinato alle assunzioni politiche. I loro ricavi sono molto minori agli introiti proprio perché ci lavorano troppe persone pagate con fondi pubblici. Secondo Repubblica questo spreco ammonterebbe a 12,8 miliardi l’anno. Magari vendendo tutte queste attività che con l’amministrazione statale hanno poco a che fare, si troverebbero i fondi per esodati, pensioni, sussidi e aiuti alle imprese.

Foto: bindonlane su Flickr

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