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Abolizione delle Province, Renzi: ‘3000 politici in meno da pagare’

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Oggi è il giorno della verità. Dopo la sbandata di ieri il Governo Renzi è giunto ad un bivio. Al Senato verrà presentato il ddl Delrio sull’abolizione delle Province. Se dovesse passare, probabilmente con la fiducia, il testo passerebbe alla Camera dove l’ok sembra più scontato. Se ciò non dovesse accadere il futuro per il Governo di Matteo Renzi potrebbe essere molto instabile, e persino non esserci affatto. Ma cosa comporta il cosiddetto ddl Delrio?

Il disegno di legge del braccio destro di Renzi, ed ex rappresentante delle Regioni italiane, abolisce di fatto le Province. Ad essere precisi non le abolisce subito ma ha due effetti. A partire dal momento della sua entrata in vigore “accompagna” le istituzioni provinciali verso una delega dei loro poteri ad altri organi comunali o regionali, fino al 31 dicembre 2014. Inoltre abolisce le elezioni provinciali che si dovrebbero tenere a maggio e porterebbe gli attuali presidenti delle province a continuare a governare per 6 mesi aggiuntivi, o in alternativa istituirebbe dei commissari che li sostituiscano, sempre fino al 31 dicembre 2014. Con l’inizio del nuovo anno tutte le Province italiane verrebbero abolite.

Secondo i ragionieri di Renzi, in questo modo i conti pubblici dal 2015 dovrebbero poter risparmiare centinaia di milioni di euro, probabilmente miliardi di euro, dovendo pagare 3000 indennità in meno ai politici tra presidenti, giunte e collaboratori vari. Gli impiegati invece non dovrebbero risentire del taglio perché in buona parte verranno assorbiti dagli organi che assumeranno le loro funzioni, che siano la Regione o i distretti comunali.

Ma sarà proprio così? Secondo alcuni politici, in particolare proprio del PD, la vecchia guarda del Governo Letta fatta fuori da Renzi e con a capo Mario Mauro, pare che i benefici economici non siano così rilevanti, e siccome sono in molti a non vedere bene la sottrazione di tremila poltrone, è partita una forte opposizione interna. Ieri il Governo è andato sotto due volte su emendamenti di Sel e proprio del PD, e poi ha rischiato anche di vedere saltare tutto a causa di una pregiudiziale di costituzionalità presentata dal Movimento 5 Stelle (secondo cui questa legge sarebbe incostituzionale), respinta grazie ad appena 3 voti più un astensione, in tutto 4 voti che sono molti meno dei circa 50 che il Governo Renzi ha di vantaggio al Senato. È vero che ieri c’erano molti senatori assenti per motivi più o meno validi, ma pare che l’esecutivo dell’ex sindaco di Firenze stia cominciando a scricchiolare.

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