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Riforma Lavoro, cosa cambia col Jobs Act

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La famosa riforma del Lavoro che prende il nome dell’ex Ministro Fornero cambia veste dopo appena un paio d’anni. Anzi, secondo il piano di Renzi denominato Jobs Act verrà completamente rivoluzionata. Questa mattina il Sole 24 Ore ha realizzato uno schema molto preciso nel quale spiega tutti i cambiamenti, e noi ve lo riportiamo semplificato in questo articolo.

Il primo importante cambiamento riguarda l’apprendistato. Con la riforma Fornero durante l’apprendistato la formazione pubblica era obbligatoria, ora diventa facoltativa. Il piano formativo così non dev’essere necessariamente redatto in forma scritta e le ore di formazione verranno pagate per il 35%. Questa modifica è in vigore già da una settimana.

La modifica più importante viene effettuata però sui contratti a termine. Cancellato l’obbligo di esplicitare la causale dietro un contratto a termine, a patto che non superi i 36 mesi (prima il limite era 12). Prima la proroga era una sola, adesso si può prorogare fino ad 8. L’effetto positivo è che un lavoratore non rischia il licenziamento se l’azienda non si può permettere di assumerlo, quello negativo è che potenzialmente una persona può rimanere precaria a vita dato che può arrivare fino ad un massimo di 24 anni di contratti a termine. Questa tipologia di contratti però non può superare il 20% dell’organico secondo la nuova legge. Anche questa novità è già in vigore.

Anche il numero di contratti lavorativi verrà rivisto. Oggi sono quasi una trentina le tipologie di contratto, l’obiettivo è di ridurle. Magari un contratto unico è un po’ troppo ottimistico come obiettivo, ma già il dimezzamento di quelli esistenti potrebbe essere un buon risultato. Su questo punto però bisognerà ascoltare anche le indicazioni dell’Unione Europea e quindi ci vorrà tempo per vederlo attuato.

Una delle principali novità per gli imprenditori riguarda il Durc, o Documento Unico di Regolarità Contributiva, un documento che va consegnato ad Inps, Inail e alle casse edili in caso di appalti pubblici. Prima era in formato cartaceo, ora dev’essere esclusivamente virtuale. Questo provvedimento non è ancora in vigore ma ci vorrà come minimo la prossima estate.

Cambiano anche gli ammortizzatori sociali. Alla cassa integrazione era stata affiancata quella in deroga per quei dipendenti per i quali non era prevista. Ora viene allargata a tutti i lavoratori in base agli oneri contributivi versati. Questa novità però ha bisogno di più tempo per entrare in vigore, probabilmente verso la fine dell’anno.

Per chi cerca lavoro, vengono rivisti i sistemi di ricerca. Mentre prima c’erano svariate agenzie del lavoro e circa una trentina di incentivi diversi all’assunzione, ora si cerca di unificare il tutto sotto un’unica agenzia del lavoro nazionale la quale dovrebbe gestire le politiche attive e passive. Anche in questo caso ci vorrà fine anno per vedere attivata questa riforma.

Infine verranno riviste le politiche volte a far emergere il lavoro nero che non saranno più basate solo sulle sanzioni ma anche sugli incentivi; e quelle per la maternità che finora spettava solo alle lavoratrici i cui datori di lavoro pagavano i contributi, ma che Renzi vuole estendere a tutte, anche a quelle che non hanno mai versato, autonomamente o meno, tali contributi. Ma anche per queste riforme ci vorrà la fine dell’anno.

Foto: Photl
Fonte: Sole 24 Ore

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