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Mar Adriatico, un paradiso solo per le trivelle

gabbiani petrolio termoliAlle trivelle che già perforano da anni stillando petrolio di scarsa qualità si vanno aggiungendo altre perlustrazioni autorizzate nei mesi a venire. Quanto sta accadendo nel Mar Adriatico, nell’indifferenza delle istituzioni, è simbolico dello scarso peso attribuito alla tutela delle patrimonio marino in Italia. Un patrimonio immenso da cui dipende un’economia sostenibile basata sul turismo e sulla pesca, messo a rischio dalle perforazioni e dal passaggio delle petroliere. Il 22 gennaio scorso si è verificato il secondo incidente in otto anni al largo di Termoli, nei pressi del campo petrolifero Rospo Mare, un insieme di piattaforme gestito dalla Edison. Ancora poco chiare le dinamiche dell’incidente ma una chiazza di mille litri di idrocarburi si è riversata nelle acque. Certo, c’è stato un intervento tempestivo per arginare lo sversamento e rimuovere il greggio ma i danni, nonostante le rassicurazioni della compagnia e della Guardia Costiera, erano già ben evidenti.

gabbiano imbrattatoIl WWF Abruzzo ha infatti immortalato molti gabbiani con il piumaggio imbrattato di petrolio. Uccelli condannati a morte dal greggio, altamente tossico  se ingerito e che li priva dell’isolamento termico, provocandone la morte per ipotermia. Il piumaggio sporco, infatti, non è più isolante. Raccogliamo l’appello diffuso su Facebook dal WWF Abruzzo per fermare questo disastro ambientale instillato ogni giorno a piccole dosi, ma non meno devastante. Il Mar Adriatico rischia di diventare un paradiso solo per le trivelle:

Al di là del singolo episodio, quel che è accaduto testimonia ancora una volta la pericolosità per l’Abruzzo e per il suo sviluppo anche economico, della presenza delle piattaforme petrolifere a poche miglia marine dalla costa. Gli incidenti, come purtroppo la casistica ampiamente dimostra in tutto il mondo, sono sempre possibili e non soltanto quelli di minima entità. Nello stesso tratto di costa, ad esempio, è accaduto già nel 2005 con un cospicuo sversamento in mare di idrocarburi dalla nave di stoccaggio Alba Marina in fase di carico. Proviamo soltanto a immaginare le conseguenze di un fatto analogo durante la stagione balneare, senza dimenticare comunque i danni per la pesca e, più gravi di tutti, quelli per l’ecosistema marino.

L’associazione ricorda che il Mar Adriatico è un mare non molto profondo, chiuso, dall’equilibrio estramamente fragile. I numerosi pozzi e il transito delle petroliere rappresentano un ulteriore rischio in una situazione già delicata. Occorre evitare di concedere altre autorizzazioni e fermare il potenziamento dei pozzi esistenti.

Decisioni poco prudenti potrebbero gravemente condizionare in peggio il futuro economico dell’Abruzzo e la salute dei suoi abitanti per molti e molti decenni.

gabbiano-petrolioCi preme una considerazione finale: fa rabbrividire pensare che siano le associazioni ambientaliste le uniche a monitorare e a documentare in modo trasparente i danni alla fauna quando si verificano simili sversamenti. Chi stimerà i danni inferti all’ambiente, chi farà in modo che i responsabili se ne facciano carico se non si pensa minimamente a monitorarli nella logica del soffocare ogni allarmismo e della rassicurazione facile che ormai è propria delle istituzioni? La tutela e la difesa dell’ambiente non devono trasformarsi in attività esclusivamente di volontariato o intervenire solo per disastri immani più evidenti all’opinione pubblica, sono doveri di uno Stato civile e funzionante che badi al benessere dei cittadini, tutelando in primis gli ecosistemi e le risorse naturali. Ma qui gli unici interessi che vediamo tutelati sono quelli delle multinazionali petrolifere. L’ultima autorizzazione a torturare i fondali dell’Adriatico in cerca di petrolio è stata concessa all’irlandese Petroceltic. Si continuano a stampare licenze di distruggere, con un’indifferenza alla bellezza che appartiene solo ad anime rozze e incoscienti e che non fa onore ad un Paese tanto ricco di bellezze naturali, quanto avido nel proteggerle.

Foto: WWF Abruzzo su Facebook

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