Jobs Act, Renzi presenta oggi la sua riforma del lavoro

di Onofrio Marco Mancini
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renzi a porta a porta

Negli ultimi anni la parola “riforma” in Italia ha sempre portato alla mente degli italiani i provvedimenti “lacrime e sangue”, basti pensare ai disastri della riforma Fornero. Questa volta però quella che ha in mente Renzi, sul lavoro, dovrebbe andare nella direzione opposta. Stavolta, con il Jobs Act, l’unico a fare i sacrifici sarà lo Stato perché il nuovo gruppo di leggi dovrebbe rilanciare non l’occupazione, ma far emergere dal nero i rapporti oggi “nascosti”, e migliorare le condizioni di chi un lavoro ce l’ha già. Insomma, sin da subito si dice: “non promettiamo un milione di posti di lavoro, ma il miglioramento delle condizioni odierne”.

Il punto che agli italiani tocca più da vicino è senza dubbio il cosiddetto contratto unico di lavoro. Questo in realtà non impone una sola tipologia di contratto che vada a sostituire le circa 40 tipologie di collaborazione presenti oggi, ma dovrebbe essere talmente conveniente, perché prende parte di ogni contratto già esistente, da diventare la forma più utilizzata. In sostanza l’idea è di permettere l’assunzione per i primi 3 anni senza alcun tipo di tutela, ovvero come accade oggi con i contratti precari. Niente articolo 18, niente scatti di anzianità, tfr o altre forme di tutela degli assunti a tempo indeterminato. L’unica tutela che si ha è che non si può venire licenziati per discriminazione e non può essere fatto mobbing. Alla fine dei tre anni l’azienda può assumere il giovane a tempo indeterminato, con tutte le tutele. Cosa vieterà poi all’azienda di licenziare quella persona dopo i tre anni ed assumerne un’altra non è chiaro.

I contratti a tempo determinato non spariranno del tutto, ma nelle intenzioni di Renzi saranno limitati ai lavoratori stagionali. Questo provvedimento però non può avvenire senza la riforma degli ammortizzatori sociali. Le intenzioni sono di eliminare del tutto la Cassa Integrazione in Deroga, sostituita da un assegno di disoccupazione che vada a coprire però anche i lavoratori precari che, notoriamente, oggi non hanno diritto alla disoccupazione. Il requisito per potervi accedere è avere lavorato almeno 3 mesi e permetterà di ottenere il sussidio per la metà dei mesi lavorati negli ultimi 4 anni, fino ad un massimo di 2 anni (cioè se negli ultimi 4 anni abbiamo lavorato 20 mesi, riceveremo l’assegno per 10 mesi). L’assegno di disoccupazione sarà di 1100-1200 euro all’inizio e scenderà gradualmente fino a 700 euro. Passati i due anni però chi avrà un Isee sotto una certa soglia continuerà a ricevere l’assegno.

Per quanto riguarda il famoso reddito di cittadinanza, che Enrico Letta aveva chiamato Reddito di inclusione sociale attiva, questo verrà elargito solo a 400 mila famiglie estremamente povere sin dai prossimi mesi, e si punta ad elargirlo a tutte le famiglie senza reddito entro la fine della legislatura (2018). Chi invece cerca lavoro appena terminati gli studi potrà rivolgersi all’agenzia unica federale che garantisce o un’occupazione o la partecipazione a corsi di formazione e simili a chi ha meno di 25 anni.

E chi invece un lavoro già ce l’ha? Per queste persone sono previste riduzioni delle tasse che vanno dai 100 euro in più in busta paga di cui si sta parlando in questi giorni fino ad una serie di detrazioni previste per chi guadagna dagli 8 mila fino ai 55 mila euro annui, ovviamente a scalare, che consentiranno di pagare meno tasse. Queste detrazioni per i lavoratori dipendenti dovrebbero portare un ulteriore guadagno di 450 euro all’anno; per gli autonomi invece i risparmi potrebbero arrivare fino ad 800 euro l’anno grazie al taglio dell’Irap.

Foto: carlo.nidasio su Flickr

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