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Coppie di fatto in Italia, le leggi che le tutelano

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In Italia non esistono ancora i Pacs, o come li avevano definiti nel 2006 i “Dico”. Parliamo delle coppie di fatto, una coppia di persone che possono essere fidanzate, anche dello stesso sesso, oppure due parenti o amici che vogliono andare a vivere insieme e che soprattutto non si vogliono o non si possono sposare. Per essere più precisi queste coppie esistono “di fatto”, nel 2011 si stimavano in circa un milione nel nostro Paese, ma non esistono per la legge. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato, ed ora sono previsti alcuni cavilli legali che danno diritti anche a tutte quelle persone che vogliono convivere senza il vincolo del matrimonio.

Per questo motivo il Notariato e alcune associazioni dei consumatori hanno stilato una sorta di guida che permette alle coppie di fatto di usufruire di molti dei diritti che hanno le coppie sposate, e gli spiegano soprattutto come fare.

Il primo passo per l’ottenimento dei diritti è realizzare un certificato di stato di famiglia che attesti la convivenza. Le due persone devono cioè vivere sotto lo stesso tetto, avere entrambe la residenza nella stessa casa e registrarsi nel proprio Comune di appartenenza nello stesso stato di famiglia. Grazie a questa registrazione si ha diritto ad alcune agevolazioni previste a livello locale come bonus, agevolazioni e così via, a seconda del regolamento comunale. Lo stato di famiglia è l’unico documento attualmente con valore legale che certifichi la convivenza, e dunque appunto lo status di coppia di fatto. In aggiunta a questo, in molti Comuni italiani sono stati istituiti i registri dei conviventi che sono quasi una specie di matrimonio civile in quanto, registrandosi, si ottengono alcuni diritti come quello al risarcimento in caso di morte di uno dei due, se si dimostra la solidarietà economica. Non è invece valido per le questioni ereditarie.

L’iscrizione nello stesso stato di famiglia, e ancor di più nel registro suddetto, permette anche ai conviventi di segnalare l’altro come tutore in caso di malattia, sia fisica che psichica, anche grave. Il documento dev’essere un atto pubblico, oppure privato autenticato da un notaio. In questo caso il convivente diventa anche amministratore del patrimonio. In caso di mancato atto pubblico può decidere il giudice il quale, nella maggior parte dei casi, assegna la potestà al convivente quando ci sono prove di una convivenza stabile, oppure in caso di un contratto scritto di convivenza.

Una materia spinosa è quella dell’eredità. Attualmente la legge prevede che, in caso di morte, la linea di successione sia esclusivamente parentale. Esiste però la possibilità per i conviventi di redigere un testamento che permetta l’inserimento dell’altro soggetto nella linea ereditaria. Ogni soggetto deve redigere un proprio testamento, non vale quello congiunto. Il discorso è molto simile in caso di diritti sull’abitazione di residenza. Se una casa è intestata solo ad uno dei due partner, e questo viene a mancare, l’altro soggetto non ha diritti sull’abitazione, salvo diritto di subentro in caso di affitto oppure in caso ci siano figli nati nella coppia. Il modo per aggirare la legge c’è: ovvero cointestare la casa oppure redigere un contratto di usufrutto o abitazione.

Per quanto riguarda i figli nati fuori dal matrimonio invece, il riconoscimento avviene semplicemente al momento della registrazione dell’atto di nascita o in un testamento, oppure il figlio può essere riconosciuto anche solo da uno dei due genitori. Sopra i 14 anni d’età si deve chiedere il parere anche al figlio. Qualsiasi altro rapporto, pensiamo ad esempio alla comunione dei beni, può essere regolato con un contratto regolare autenticato da un notaio. In caso di separazione infine, quando consensuale non c’è bisogno di tutta la burocrazia tipica dei divorzi tra sposati, ma in caso di dispute, ad esempio sui beni materiali o sull’affidamento dei figli, valgono gli eventuali documenti redatti in precedenza e, in ultima istanza, il parere di un giudice.

Fonte: Sole24Ore
Foto: Photl

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