Home / Attualità / Economia e Risparmio / Ricerca, Italia fanalino di coda in Europa

Ricerca, Italia fanalino di coda in Europa

ricercatori italia

L’Italia è nota, tra le altre cose, per avere dato i natali ad alcuni degli scienziati più famosi del mondo. Senza scomodare grandi nomi, anche oggi sono tantissimi i ricercatori italiani in grado di trovare cure importanti o effettuare scoperte e invenzioni scientifiche che lasciano sbalordito il mondo. Ma perché allora, se è vero che l’economia viaggia di pari passo con la ricerca, il nostro Paese è così disastrato a livello economico? Molto semplice: perché i ricercatori sono costretti ad andare all’estero.

Stando ad un recente sondaggio effettuato da Eurostat e Unesco, considerando l’Europa e i Paesi del G20, l’Italia è il Paese che ha la spesa più bassa in ricerca scientifica. Una vergogna, considerando le menti, le capacità degli italiani e la nostra tradizione. La media da investire nella scienza, considerata ideale dall’Unione Europea, si dovrebbe attestare su circa il 3% del Pil; in Italia è meno della metà, ovvero l’1,25%. Nessun Paese Occidentale fa così male. Eppure è risaputo che per rilanciare l’economia bisogna investire nella ricerca, come dimostrano Paesi una volta del terzo mondo come Corea del Sud o Cina che, grazie a forti investimenti, adesso hanno le economie più solide del pianeta. Per investimenti in ricerca non si intende ovviamente solo quella medica, ma si parla anche di auto (per esempio da noi la ricerca sulle auto elettriche è quasi del tutto assente), tecnologica ed in tantissimi altri settori.

La media europea è del 2,05%. Se un giovane italiano volesse fare ricerca a quanto pare dovrebbe fare le valigie e metterci dentro diversi cappotti pesanti perché sembra sia costretto a dover andare verso il Nord dell’Europa. Il Paese con il più alto tasso d’investimento è la Finlandia con il 3,80% del Pil, circa il triplo dell’Italia, seguito da Svezia (3,39%), Danimarca, Germania e Austria, tutte appena sotto il fatidico 3%. Le nazioni che investono meno sono anche quelle, non a caso, con le economie peggiori, ovvero Portogallo e Spagna che però investono sempre più di noi: 1,52% i lusitani e 1,36% i nostri cugini spagnoli. Fuori dall’Europa è proprio la Corea del Sud a fare la parte del leone con investimenti per il 3,74%, seguita dal Giappone (3,37%) e dall’Australia (2,90%). E parliamo di Pil più forti di quello italiano.

La differenza così netta si rispecchia anche all’interno dell’Italia stessa. Il “motore economico” d’Italia, cioè il solito Nord più il Lazio, sono al livello di alcuni grandi Paesi europei come Francia e Gran Bretagna. La Provincia autonoma di Trento investe quasi il 2% del suo Pil, il Piemonte l’1,87%, il Lazio 1,69. Purtroppo però la “corsa” di queste importanti regioni viene frenata dal passo lento del Sud.  La Campania è sotto il mezzo punto percentuale, ma la situazione più drammatica è quella del Molise e della Calabria dove vengono investiti rispettivamente lo 0,04 e lo 0,02% del Pil.

Fonte: Sole 24 Ore
Foto: Photl

Potrebbe interessarti anche:

rating nazioni

Rating nazioni: cosa significa e come si calcola

Le agenzie di rating danno una valutazione mediocre dell'Italia...ma cosa significa per la vità quotidiana?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.