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Quale sarà la politica economica del Ministro Padoan?

pier carlo padoan

Negli ultimi giorni c’è stata tanta attesa e tanto fermento intorno al nome del Ministro dell’Economia. Questo è da sempre considerato il ministero più importante in quanto chi lo presiede ha un potere straordinario, a volte persino maggiore di quello dello stesso Presidente del Consiglio, perché determina la politica economica e di fatto tiene in mano i cordoni della borsa. Può infatti decidere di stringerli, con le cosidette riforme lacrime e sangue, oppure allargarli, fornendo finanziamenti e incentivi. Ma cosa farà Pier Carlo Padoan appena nominato Ministro? Anche se lui in merito non si è ancora espresso, è possibile farsi un’idea osservando le sue dichiarazioni e le sue iniziative precedenti.

Padoan infatti ha ricoperto diversi ruoli nelle istituzioni più importanti del mondo, dalla Banca Mondiale alla BCE, passando per la commissione europea, e dunque di decisioni importanti ne ha prese. Il suo credo economico è molto simile a quello di Romani Prodi, anche se nel suo Governo non ebbe un ruolo, e si basa prima di tutto sulla riduzione del cuneo fiscale. La differenza tra quanto un imprenditore paga un suo dipendente e quanto effettivamente il dipendente percepisce è enorme in Italia, una delle più ampie al mondo. Per questo la sua politica si incentrerà principalmente sulla riduzione di questa sproporzione.

Le idee di Padoan non faranno molto piacere agli alleati del Nuovo Centrodestra in quanto loro hanno posto come condizione quella che non venga mai fatta una patrimoniale, ma l’attuale ministro si è sempre espresso in favore di tasse che colpiscano il patrimonio. Da sempre sostenitore dell’Imu, il suo credo è che tassare il patrimonio non incida più di tanto sulle persone benestanti né sulla produttività del Paese (come invece potrebbe fare aumentare l’Iva). Per questo, in tempi di magra, c’è da attendersi anche la possibilità di una tassa simile.

Per quanto riguarda il lavoro, Padoan è favorevole ai sussidi di disoccupazione anche a chi non ha attualmente le tutele economiche come i precari o i liberi professionisti (iniziativa proprio di Renzi), mentre per aumentare l’occupazione concorda con il suo Presidente del Consiglio sull’opportunità di realizzare contratti flessibili di assunzione, magari con degli accordi nazionali. Tradotto è d’accordo con un’idea già espressa da Renzi sulla possibilità di abolire l’articolo 18 per i primi 3 anni di assunzione e poi introdurre tutte le tutele dopo questo periodo, in fase di assunzione a tempo indeterminato, con tanto di sgravi fiscali per le aziende che assumono.

Padoan è anche un europeista convinto e così è molto probabile che segua le indicazioni dell’UE, ovvero niente tagli di tasse, ma anche meno austerity. Se poi, come annunciato dall’Europa qualche giorno fa, verrà concesso di sforare il rapporto deficit/pil a fronte di riforme strutturali, avrà un’arma in più. Infine, per il rilancio dei consumi, ha in mente di supportare le leggi che rendano più efficiente la burocrazia, nonché di ridurre la spesa pubblica.

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