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Finanziamento ai partiti fuorilegge, ecco come arriveranno i soldi alla politica

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Finanziamento ai partiti addio. Anni dopo il referendum che li cancellò, per poi farli rientrare sotto il nome di “rimborsi elettorali”, finalmente sembra che si possa mettere la parola fine su questa annosa questione. Ieri sera la legge che modifica definitivamente il modo di finanziare la politica è stata approvata, e per una volta non prevede che i soldi chiusi fuori dalla porta rientrino dalla finestra.

Ma per capirla meglio bisogna capire il punto di partenza. Oggi, con la legge attuale, ogni partito riceve una quota di “rimborso elettorale” per ogni voto. C’è un tot di soldi che spettano ad ogni partito moltiplicati per il numero di voti. La norma era dispendiosa ed ingiusta per due motivi: primo perché non si trattava di un rimborso dato che non erano soldi già spesi per spese elettorali e poi rientrati con un giustificativo; e poi perché ogni partito li riceveva per 5 anni, dunque se il governo cadeva e si andava alle elezioni anticipate, prendeva soldi due volte.

Con il sistema uscito con la nuova legge questo non accadrà più. La principale fonte di finanziamento dei partiti d’ora in avanti sarà la donazione del 2 per mille dalla dichiarazione dei redditi. Come si fa oggi con le confessioni religiose alle quali si può donare l’8 per mille, e per altri istituti autorizzati dalla legge come centri di ricerca, ong e simili ai quali si può donare il 5 per mille, d’ora in avanti, già dalla prossima dichiarazione dei redditi, sarà possibile donare il 2 per mille ad un partito di riferimento.

Il secondo metodo di finanziamento sono le donazioni private. Attualmente infatti è stato deciso che ogni singolo cittadino o ogni singola impresa può effettuare una donazione volontaria al partito (scaricabile in parte dalla dichiarazione dei redditi) per un massimo di 110 mila euro. La norma è passata perché ha trovato un largo consenso sia nella maggioranza che nell’opposizione, tranne ovviamente che nel Movimento 5 Stelle.

Quello che i grillini contestano è che si poteva fare meglio, e soprattutto che rimane in vigore un fastidioso privilegio nei partiti. Con l’abolizione del finanziamento, o rimborsi che dir si voglia, molti dipendenti dei partiti verranno licenziati. Per loro è prevista una cassa integrazione a vita. Una specie di vitalizio che significa che tutti quelli che non lavoreranno più continueranno a ricevere parte dello stipendio pur restando a casa, almeno finché non troveranno un altro lavoro. Ciò che contesta il Movimento 5 Stelle è che si applica di fatto la norma del reddito di cittadinanza soltanto ai dipendenti dei partiti, mentre nel resto del Paese i lavoratori “normali” non hanno queste tutele. Inoltre il partito di Grillo contesta anche il fatto che il finanziamento ai partiti così com’è oggi continuerà fino al 2017, mentre ne chiede l’abolizione immediata, e che i finanziamenti privati abbiano un tetto di 30 mila euro per evitare che i partiti finiscano in mano ai lobbisti.

Foto: Sxc

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