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Ritenute sui bonifici dall’estero, per ora sono rimandate

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È durata pochi giorni la paura di migliaia di persone che ricevono aiuti da parenti emigrati in un Paese straniero e che hanno rischiato di vedersi detrarre il 20% delle donazioni. Il Ministro dell’Economia Saccomanni ha deciso che, come ultimo provvedimento prima di cedere il posto, la norma che prevede la detrazione forzata del 20% su tutti i versamenti fatti dall’estero su un conto italiano per adesso viene abolita. Diciamo per adesso perché in realtà l’entrata in vigore sembra sia stata solo rimandata.

La legge sulla ritenuta sui bonifici

Questa legge, passata dal voto del Parlamento nel dicembre scorso ma proposta già nel 2012, era entrata in vigore lo scorso 1° febbraio nel silenzio generale. Era stata fatta passare infatti talmente sotto silenzio che nemmeno le banche stesse ne erano a conoscenza. Il testo prevedeva che tutti gli istituti bancari applicassero una ritenuta del 20% su qualsiasi bonifico o altro versamento in denaro che provenisse dall’estero perché si presumeva si trattasse di una prestazione professionale, o al peggio il ricavo del riciclo di soldi sporchi sottratti al fisco. La ritenuta infatti non veniva applicata soltanto alle aziende che dimostravano che su quell’importo ci pagavano già le tasse, mentre tutte le altre operazioni dovevano subire a monte una riduzione del 20%.

Ma, come si sa, non sempre questi versamenti sono legati ad una prestazione professionale. Può trattarsi per esempio di una restituzione di un prestito, oppure di una donazione tra parenti o amici. Secondo la legge il cittadino che subiva la ritenuta doveva poi recarsi in banca, giustificare il bonifico e poi, solo dopo un’attenta valutazione dell’istituto stesso, poteva essere restituita (chissà quando) la somma trattenuta.

Le reazioni

Immediate sono scattate le reazioni, sia da parte dei cittadini stessi che dalle associazioni dei consumatori che hanno dichiarato incostituzionale questa legge. A far cambiare idea a Saccomanni non sono state soltanto le reazioni interne, comprese quelle delle banche stesse che sembravano spaesate, ma è stata l’Unione Europea che ha aperto un fascicolo per cercare di capire se si tratta di una norma giusta oppure no, e nel caso non fosse stata considerata corretta, avrebbe potuto aprire una procedura d’infrazione (l’ennesima) contro l’Italia. Per evitare problemi così da questa mattina la norma è stata bloccata. Le somme trattenute in questi venti giorni verranno restituite e si cercherà di capire se sia il caso di continuare su questa strada o se ritirarla del tutto. La decisione definitiva si dovrà prendere entro il prossimo 1° luglio.

Foto: Sxc

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