Home / Ambiente / Energie rinnovabili / Centrale solare più grande del mondo avviata in California

Centrale solare più grande del mondo avviata in California

centrale fotovoltaica google

Nella competizione per la centrale ad energia rinnovabile più grande e potente del mondo, gli Stati Uniti mettono a segno un nuovo punto. Una collaborazione tra Google, Bechtel e Nrg Energy ha permesso l’avvio in questi giorni della centrale solare più grande del mondo. Si chiama Ivanpah Solar Electric Generating System, è stata realizzata in California, nel deserto del Mojave, al confine con il Nevada, ed è in grado di fornire energia sufficiente ad alimentare al 100% ben 140 mila case.

La centrale di Ivanpah prevede l’utilizzo di 173.500 specchi parabolici doppi che occupano 13 chilometri quadrati e concentrano la luce diretta del sole, rinviandola a tre torri solari alte 50 metri. In questo modo si sviluppa un calore incredibile con picchi fino 530 gradi Celsius. La joint venture tra i tre colossi ha preso il nome di BrightSource Energy e si è prefissa l’obiettivo di produrre energia pulita per alimentare la California, in modo anche da abbassare il costo e renderla accessibile a tutti. Per la maggior parte la sua energia verrà utilizzata dalla città di Las Vegas che dista appena 75 chilometri.

La centrale, quando entrerà a pieno regime, sarà in grado di produrre quasi quattrocento megawatt di energia solare (392 MW per l’esattezza), capaci di dare elettricità a scuole, uffici, industrie e abitazioni private. Il tutto con un costo di appena 2,2 miliardi di dollari, molto meno di una centrale nucleare, di cui solo 1,6 di sussidi pubblici. Per la realizzazione ci sono voluti 4 anni di lavori, interrotti a più riprese per diverse difficoltà legate al finanziamento e alle proteste della popolazione indiana locale e degli ambientalisti per problemi che questa enorme struttura potrebbe creare agli uccelli migratori.

Foto: Nrg Energy

Potrebbe interessarti anche:

parco fotovoltaico in Giappone

Fotovoltaico: in Giappone foreste distrutte per far spazio a mega centrali

In Giappone verranno distrutti centinaia di ettari di foreste vergini per far posto alle mega centrali solari.

un commento

  1. Ass. Intercomunale Lucania

    Il solare termodinamico, molto spesso affiancato con centrali termoelettriche a gas metano come previsto nella Regione Basilicata, rappresenterebbe in Italia, con molta probabilità di non sbagliare, una pura speculazione. Non risolve il problema energetico, ma devasta interi territori.

    L’Italia non è l’Arabia Saudita, non presenta aree desertiche quali uniche possibili aree che consentono una razionale collocazione di tali impianti nel rispetto dell’Ambiente, del Paesaggio, del Suolo con un idoneo valore di irraggiamento solare diretto (DNI). Per la Basilicata è previsto un impianto della potenza elettrica di 50 MW con l’occupazione di oltre 226 ettari (2.260.000 metri quadri) di terreni fertili ed irrigui. L’ara di impronta dell’impianto occuperebbe ben 15 pozzi artesiani dei 19 previsti nell’area circostante.
    Pensare all’Italia per acquisire competenze sul “solare termodinamico” ed esportarle nei paesi arabici, come sostiene l’ANEST, non rappresenterebbe un modo sensato di affrontare il problema energetico. Sembra invece un modo attento e preciso per fare affari a discapito di interi territori con tecnologie devastanti per un’area agricola. Impianti chiamati “solari termodinamici” pur non essendo “termodinamici puri” poiché ricorrono anche alla combustione di ingenti quantità di gas metano (con emissioni in atmosfera di inquinanti) per assicurarne un funzionamento in continuità e sicurezza.

    L’aggravante, nella Regione Basilicata, è rappresentato dall’uso di decine di migliaia di metri cubi di olio diatermico ad altissimo impatto ambientale con potenziali rischi in caso di sversamenti al Suolo e non solo. L’ impianto, nella regione Basilicata, è soggetto alle Direttive Seveso per essere classificata come attività a rischio di incidente rilevante, ma ovviamente c’è chi sostiene che l’attività industriale è sicura. Peccato però che non si conoscono attività industriali immune da possibili guasti ed avarie nel processo industriale con conseguenze tutt’altro che rassicuranti.

    Un impianto solare a tecnologia fotovoltaica trasforma energia solare in energia elettrica in modo pulito, mentre un impianto solare a tecnologia termodinamica che ricorre all’uso degli olii diatermici e alla combustione ausiliaria di gas metano, trasforma energia solare in energia termica e quindi in energia elettrica in modo tutt’altro che interamente pulito. Presenta infatti emissioni in atmosfera di benzene, fenolo, ossidi di azoto …. È pulito tutto ciò? Non mi pare.

    Gli impianti interamente rinnovabili sono un’altra cosa e il modo per affrontare il problema energetico (risparmio di energia, efficienza energetica, impianti alimentati da fonte rinnovabile prevalentemente concepiti per l’autoconsumo) viaggia su un binario differente da quello delineato dagli impianti “solari termodinamici” che farebbero meglio a definirli, quando ibridi come per la regione Basilicata, con la dizione di centrali termoelettriche ibride alimentate da fonte rinnovabile solare e da fonte fossile (quindi non rinnovabile) qual è il GAS metano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.