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Governo Renzi, le 4 riforme dei primi tre mesi di Governo

piano renzi

Matteo Renzi ieri pomeriggio, in occasione dell’annuncio ufficiale della nomina a Presidente del Consiglio (con riserva) ha annunciato che il suo mandato non durerà solo fino alla fine dell’anno, ma se tutto va bene dovrebbe durare fino alla fine della legislatura, ovvero fino al 2018. Per far sì che ciò accada, si devono compiere quattro riforme da troppo tempo rimandate dai precedenti governi, e si devono compiere nei prossimi tre mesi. Stando alle intenzioni dell’ormai ex sindaco di Firenze, si dovrebbe avviare l’iter per delle vere e proprie rivoluzioni con la legge elettorale sin nelle prime settimane, poi nel campo dell’occupazione e della pubblica amministrazione tra marzo e aprile, per poi concludere prima dell’estate con quella del fisco. Ce la farà? Per adesso analizziamo il piano.

Riforma della legge elettorale

Probabilmente questo è il punto più chiaro del suo programma. Arriverà nei prossimi giorni in aula il testo già dibattuto e accettato in commissione che prevede un sistema proporzionale con sbarramento al 4,5% per le coalizioni e all’8% per i partiti singoli e la possibilità di ottenere il premio di maggioranza per il partito che supera il 37% dei voti. Se non si raggiunge tale soglia, si va al ballottaggio tra i due principali partiti. Inoltre ci sarebbero le liste bloccate corte (solo pochi nomi prescelti e gli altri si dovranno giocare la nomina nei propri collegi) ed è prevista, per ora, la norma salva-Lega che prevede che la soglia di sbarramento non vale per un partito che supera almeno il 9% in 3 Regioni.

Riforma del lavoro

Questa riforma sarà però senza dubbio quella più importante del Governo Renzi. Nelle intenzioni del nuovo Premier il famoso articolo 18 viene abolito per le nuove assunzioni. L’idea è di far entrare in via “precaria” i lavoratori in azienda per i primi tre anni, e poi “promuoverli” a tempo indeterminato passato questo periodo. Anche se non ci sarà la tutela dell’articolo 18, almeno riceveranno uno stipendio fisso, i contributi e le altre tutele previste dall’assunzione tradizionale. Previste anche assunzioni per gli Under 30 e nei settori di sviluppo tecnologico. Previsti anche il taglio dell’Irap, dell’Irpef e modificando il sistema degli ammortizzatori sociali che non dureranno per sempre. La cassa integrazione varrà solo per le aziende che possono riprendersi.

Riforma della pubblica amministrazione

Se il Governo Renzi sopravvivesse alle prime due riforme, si concentrerebbe sulla sburocratizzazione dell’Italia. L’idea è di rendere la macchina pubblica efficiente come quella privata. Per farlo saranno previsti mobilità interna con possibilità di modifiche dell’orario di lavoro, contratti di solidarietà, cambiamento della giurisdizione dal Tar al tribunale ordinario, rotazione delle “poltrone” (un posto dirigenziale di alto livello va cambiato al massimo ogni 6 anni), riforma della magistratura con separazione delle carriere, abolizione delle Camere di commercio sostituite con le agenzie territoriali, obbligatorietà della posta certificata per le amministrazioni locali e digitalizzazione di tutti gli atti pubblici.

Riforma del fisco

Per ultimo dovrebbe essere toccato il tasto più dolente, quello delle tasse. Non si lavorerà “alla giornata” come fatto finora, ma il piano sarà pluriennale e porterà ad un abbassamento delle tasse sul lungo periodo. Già annunciati taglio dell’Irap e dell’Irpef. In particolare il primo del 10% ed il secondo, che incide sui lavoratori, dell’1% sulle prime due aliquote. Si studia un meccanismo di detrazioni che permetterà di far risparmiare alle persone con reddito medio-basso fino a 450 euro l’anno. Verrà introdotto il prelievo sulle rendite finanziarie e verranno aumentate le risorse per la lotta all’evasione fiscale.

Foto: Sxc

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