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Bocciata la Fini-Giovanardi, un altro passo verso la legalizzazione della marijuana?

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La Corte Costituzionale ha i suoi tempi, ma alla fine agisce. Come per il Porcellum, con un ampio ritardo riconosce incostituzionale anche la legge Fini-Giovanardi, varata ben 8 anni fa, sulle cosiddette droghe leggere. Una delle leggi più contestate della storia italiana, seconda forse proprio alla legge elettorale di Calderoli, la Fini-Giovanardi non faceva altro che equiparare, contro ogni parere medico e di buon senso, le droghe leggere a quelle pesanti. Secondo i due firmatari della legge infatti, che si chiami marijuana, hashish, eroina o cocaina, fa lo stesso: sempre di droghe si tratta. E vanno trattate tutte allo stesso modo.

La Corte Costituzionale ieri ha deciso che non è così. Non lo è però per motivi “di merito”: nella norma di conversione del decreto infatti, ci furono emendamenti estranei alle finalità del decreto stesso. Tradotto: quando fu fatta la legge, all’interno del testo furono inserite delle norme che non c’entravano con il discorso delle droghe. Un po’ come avvenuto di recente con la legge che eliminava l’Imu ma che al suo interno conteneva anche il regalo alle banche per la privatizzazione di Bankitalia.

Questa decisione dunque non entra nel merito della questione, ma di fatto annulla la legge, riportando così il Paese al 1993 quando, a seguito di un referendum, entrò in vigore la cosiddetta legge Iervolino-Vassalli che distingueva eccome le droghe leggere da quelle pesanti. Non c’era una depenalizzazione, ma chi spacciava o trasportava marijuana e hashish, se colto in flagrante, subiva pene molto più leggere rispetto a chi faceva lo stesso con droghe più pericolose. Con la Iervolino-Vassalli le pene per la detenzione di droghe leggere andavano dai 2 ai 6 anni di carcere, per quelle pesanti da 6 a a 20 anni con una multa tra 26 e 260 mila euro. Con la Fini-Giovanardi è stato portato tutto alla pena massima.

L’effetto di questa legge è stato devastante. Si calcola infatti che, nonostante l’emergenza carceri, a causa della Fini-Giovanardi le prigioni italiane ospitino oggi circa 10 mila detenuti che in realtà potrebbero stare liberi, e che verranno scarcerati nei prossimi giorni. Circa un detenuto su tre si calcola sia in carcere a causa di questa iniqua legge. Peratro si è trattato sempre di “pesci piccoli” (cioè non i grandi spacciatori) e di normali consumatori, non di certo di pericoli pubblici. Il tutto senza effetti sul consumo della cannabis. Anzi, se è possibile ha peggiorato la situazione dato che, secondo il Dipartimento delle politiche antidroga, lo scorso anno il consumo di derivati della cannabis in Italia è persino aumentato. Ora in molti si aspettano che il prossimo passo sia la legalizzazione della marijuana e delle droghe leggere, e a quanto pare già buona parte dell’attuale Parlamento sarebbe d’accordo a farlo.

Foto: © Thinkstock

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