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Povertà in Italia peggiore che nel resto d’Europa

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La crisi, si sa, ha colpito l’Italia più del resto dell’Europa. Dalle statistiche diventa evidente come solo la Grecia la stia pagando più di noi, nonostante i nostri politici continuino a negare che sia così. Tra quelli che negano che la situazione sia tragica e quelli che vedono la luce in fondo al tunnel, arrivano oggi dati oggettivi che dovrebbero mettere tutti d’accordo (non sarà mai così) derivanti dallo studio Noi Italia redatto dall’Istat. L’Istituto di Statica italiano ha messo nero su bianco la situazione dell’economia italiana, l’economia reale, quella delle famiglie comuni, e non c’è nulla da stare allegri.

Il 25% delle famiglie, cioè una su quattro, o 15 milioni di persone, si trova in uno stato di deprivazione. Questa situazione deriva dal verificarsi di almeno tre dei 9 indici di disagio economico che sono:

  1. non riuscire a sostenere spese impreviste;
  2. avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti diversi dal mutuo);
  3. non potersi permettere una settimana di ferie in un anno lontano da casa;
  4. non potersi permettere un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni;
  5. non potersi permettere il riscaldamento adeguato dell’abitazione
  6. non poter acquistare una lavatrice;
  7. non poter acquistare un televisore a colori;
  8. non poter acquistare un telefono;
  9. non potersi permettere un’automobile.

Come al solito la situazione italiana è a due velocità, ed è peggiore al Sud. Se la media nazionale è al 24,9%, quella di alcune Regioni del Sud è veramente disastrosa. In Sicilia ad esempio si supera il 50%, soglia raggiunta anche dalla Puglia, mentre Calabria, Campania e Basilicata sono ben al di sopra della media nazionale. Le Regioni più ricche sembrano invece essere quelle dell’estremo Nord con il Trentino al di sotto del 10%, così come Val d’Aosta e Veneto.

Altro aspetto preoccupante è che il tasso di povertà è salito dall’ultima rilevazione, fatta nel 2011, di due punti e mezzo percentuali. Lo stipendio che fa da spartiacque tra famiglie povere e ricche è di 2500 euro. Più del 60% infatti non raggiunge tale soglia, e circa il 50% non raggiunge nemmeno i 2000 euro mensili. Anche in questo caso, i redditi più alti sono in Trentino, Lombardia ed Emilia Romagna dove si raggiungono medie superiori ai 30 mila euro annui, mentre in Sicilia, Calabria, Molise, Campania e Basilicata si va dai 20 ai 24 mila euro annui.

Ma i numeri sono preoccupanti anche da altri punti di vista. Il Pil pro capite scende ancora rispetto al 2012 di un altro 2,8%, ed è inferiore a quello della media europea, l’indice di povertà assoluta invece sale. Dall’ultima rilevazione risulta che il 12,7% degli italiani è “relativamente povero” (vive cioè con meno di 990 euro al mese a testa), il 6,8% è invece nel range di povertà assoluta, cioè non riesce a spendere nel bilancio familiare più di 1013 euro al mese.

Ad incidere su questa situazione c’è anche la pressione fiscale a livelli mai visti in Italia. Secondo la rilevazione del 2012 infatti abbiamo raggiunto una pressione del 44,1%, livelli considerati “svedesi” perché solo la Svezia in Europa ha le tasse così alte (44,7%), ma anche perché dà i servizi che servono ai cittadini e perché il reddito pro capite è molto più elevato che da noi.

Fonte: Istat
Foto: Goran Necin su Flickr

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