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Tassa su smartphone e tablet, non un’anomalia italiana

tassa cellulari

Da qualche giorno è balzata agli onori della cronaca, tanto per cambiare, una nuova tassa. Non ha un vero nome, è stata per ora ribattezzata tassa sui telefonini, anche se sarebbe più corretto chiamarla Siae Tax perché in realtà gli introiti non vanno allo Stato, ma alla Società Italiana degli Autori e degli Editori. Al momento non è ancora entrata in vigore, ma solo rimandata per cercare di capire se sia il caso di introdurla, e in che misura.

Ma di cosa si tratta? La tassa si applicherebbe su tutti i dispositivi elettronici in grado di registrare materiali protetti dal diritto d’autore come ad esempio le canzoni, nonché di replicarli. La tassa non sarebbe come le altre, cioè pagabile tutti gli anni come il canone, ma verrebbe applicata una tantum al momento dell’acquisto del dispositivo. Quello che in pochi sanno è che oggi questa tassa già esiste su quasi tutti i dispositivi, solo che con la nuova legge dovrebbe aumentare. Ciò che resta da capire è a quanto deve ammontare e chi deve pagarla.

Secondo alcune proposte dovrebbero essere gli stessi produttori a pagarla, ma siccome, stando ai conti del Corriere della Sera, un produttore come Samsung per esempio si troverebbe a dover versare qualcosa come 50 e passa milioni allo Stato italiano, siamo sicuri che poi scaricherebbe il costo sul prezzo finale. Dunque alla fine la cosa più giusta da fare sarebbe farla pagare al consumatore che poi però è libero di registrare e riprodurre tutto ciò che vuole. All’annuncio dell’introduzione di questa tassa, in Italia si è gridato allo scandalo in quanto, in un periodo in cui siamo così tanto tartassati, non ci vuole un altro (ennesimo) esborso. Ma in realtà in Europa non siamo gli unici che prevedono tale gabella.

Solo Cipro, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Malta non la prevedono. In Bulgaria, Grecia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia si paga una percentuale che va dallo 0,5 al 6% del prezzo finale; in Belgio si pagano 3 euro fissi, in Francia 6,4, in Olanda 5 per smartphone e 2 e mezzo per i tablet, in Germania addirittura 16 euro. In Gran Bretagna invece non è prevista nessuna tassa, ma nemmeno si può registrare un contenuto coperto da copyright, pena una multa salatissima. Come abbiamo visto, qualcosa è previsto un po’ dappertutto in Europa, e con modalità molto chiare. In Italia, come al solito, la chiarezza non c’è. Anche se mediamente la tassa sarebbe più bassa rispetto agli altri Paesi europei, la proposta del Ministro Bray è piuttosto complicata. Questa la tabella dove la prima cifra corrisponde all’attuale ammontare della tassa e la seconda è quanto si pagherebbe se la tassa passasse com’è oggi la richiesta:

  • Telefonini non smartphone: 0,90 – 0,50 euro
  • Smartphone: 0,90 – 5,20
  • Tablet: 0 – 5,20
  • Computer: 1,90 – 6
  • Tv con registratore: 0 – 5
  • Chiavette Usb: 0,09/GB – 0,10/GB
  • Hard disk: 9,66 sopra i 15 GB – 12,88 sopra i 20 GB
  • Decoder con memoria: 28,98 (sopra i 250 GB) – 32,20 (sopra i 400 GB).

Sul piede di guerra ci sono, oltre che il cosiddetto “popolo della Rete” anche Altroconsumo che afferma che in questo modo il consumatore si troverebbe a pagare due volte un prodotto visto che, quando si scarica legalmente della musica, la tassa si paga già all’interno del prezzo stesso. Certamente il Ministero sarà costretto a rivedere le tabelle, ma pare che sia quasi sicuro che qualcosa bisognerà pur pagarla.

Foto: Intel free press su Flickr

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