Napolitano, Monti e la solita commedia all’italiana

di Onofrio Marco Mancini
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rischia seriamente di passare alla storia come il primo ad essere costretto a lasciare il suo incarico a causa dell’impeachment. Questa ipotesi, ventilata quasi come una provocazione e niente di più dal Movimento 5 Stelle, sembra concretizzarsi ogni giorno che passa. Questa volta potrebbe diventare realtà grazie anche ai voti di Forza Italia. Non è detto che il partito di Berlusconi, quello di Grillo e forse anche la Lega Nord abbiano i voti necessari per far decadere il Capo dello Stato, ma non lo si può nemmeno escludere come fino a qualche giorno fa.

Il motivo? Il nuovo libro-documentario “Ammazziamo il Gattopardo” di Alan Friedman che svela qualcosa di eclatante: Napolitano aveva già deciso di sostituire Berlusconi ben prima delle sue dimissioni, quando ancora aveva una maggioranza forte, ovvero nell’estate del 2011, diversi mesi prima dell’effettiva caduta del suo Governo. Secondo il giornalista britannico infatti, Napolitano avrebbe preso contatti con Mario Monti, all’epoca solo professore e non ancora Senatore a vita, per chiedergli se fosse disposto a formare un Governo di larghe intese.

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Ma siamo in Italia, non di certo in Germania, e la vicenda ha assunto i contorni della classica commedia che solo noi siamo in grado di recitare. Il contatto Napolitano-Monti è avvenuto, a quanto pare, grazie all’intercessione di Corrado Passera, che di lì a poco sarebbe diventato Ministro dello Sviluppo, il quale aveva presentato a Napolitano alcune bozze di programma che oggi, col senno di poi, non si sa se prenderle col sorriso o se mettersi a piangere.

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Secondo il “piano Passera”, l’Italia con un Governo di larghe intese, guidato da un uomo forte e riconosciuto all’estero (Monti appunto), avrebbe visto una crescita dell’economia del 2% all’anno, avrebbe raggiunto il pareggio di bilancio nel 2012, avrebbe riportato il debito pubblico al 100% rispetto al PIL, avrebbe reintrodotto l’Ici, avrebbe portato l’Iva al 23% ed introdotto una patrimoniale del 2%, valutata sulle case, tranne la prima, titoli di Stato e depositi bancari. La realtà è stata ben diversa.

L’economia italiana è infatti decresciuta del 2,4%, il rapporto deficit-PIL è arrivato al 3%, il debito pubblico è salito al 127% nel 2012 e al 133% nel 2013, nonostante l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione. L’Iva è aumentata al 22% e la patrimoniale non è mai stata messa. Ma allora Passera non ne ha azzeccata nemmeno una? No, una sì, l’Ici è stata reintrodotta, ma anche questa con modalità tutte italiane, prima col nome di Imu, poi eliminata e reintrodotta con la Iuc, peraltro con modalità che pochissimi italiani hanno ben chiare in mente.

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Alla fine della storia l’unica cosa che si è capita era che Napolitano aveva previsto almeno 5 mesi prima che Berlusconi sarebbe caduto. Quanto abbia lavorato affinché ciò avvenisse è difficile da dire, ma certo è che l’intero piano prospettato è inesorabilmente fallito. Napolitano non si merita l’impeachment, visti i continui fallimenti dei governi costruiti ad arte negli ultimi anni, dovrebbe avere la coscienza di dimettersi volontariamente.

Foto: Wikipedia

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