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Legge elettorale, ecco l’accordo in Parlamento

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camera dei deputati

La legge elettorale denominata Italicum, ma che per molti porta il nome di Renzi e Berlusconi, continua a prendere forma. Dopo l’accordo più o meno segreto tra i due leader negli incontri nella sede del PD, adesso il testo è approdato in aula ed oggi, grillini permettendo, dovrebbe essere votato. La bozza è condivisa più o meno a larga maggioranza in quanto è stata modificata rispetto a quella originale, e permette di includere anche i partiti piccoli ma non troppo. Una scelta che serve per garantirsi i voti di Ncd e Lega Nord. Queste le modifiche sostanziali.

La principale è l’abbassamento della soglia per entrare in Parlamento dal 5% (l’8% fuori dalla coalizione) al 4,5%. In questo mezzo punto percentuale ci sono centinaia di migliaia di voti, forse milioni, e praticamente due o tre partiti che altrimenti resterebbero fuori. La seconda modifica importante è l’innalzamento della percentuale per il premio di maggioranza. Renzi l’aveva fissata al 35%, ora è salita al 37. La scelta non è casuale. Nessun partito in Italia ha il 37% e questa decisione costringe di fatto gli italiani a tornare al voto per il ballottaggio. In questo modo, siccome il ballottaggio si fa solo tra due schieramenti, uno dei due prenderebbe sicuramente più del 50%, e si supererebbe l’ostacolo fissato dalla Corte Costituzionale che aveva dichiarato esagerato il premio di maggioranza nel Porcellum perché dà tanti seggi di vantaggio anche se si vince di un’inezia.

Il premio rimane del 15%, ma il limite della vittoria+premio viene fissato al 55%. La scelta è legata al fatto che siccome per modificare la Costituzione c’è bisogno di due terzi del Parlamento, si vuole evitare di dare troppo potere ad un partito soltanto che, in caso di exploit alle elezioni, potrebbe modificare la Carta Costituzionale a suo piacimento.

Modificata e reintrodotta la norma salva-Lega. In questo caso si stabilisce che un partito che riesce a raggiungere il 9% dei voti in almeno 3 Regioni non deve necessariamente sottostare alla soglia di sbarramento decisa in precedenza. In questo modo la Lega, che è accreditata di un 4% circa, non rimarrebbe fuori perché le basterebbe superare il 9% in Veneto, Lombardia e Piemonte, le sue roccaforti, per riuscire ad entrare in Parlamento. Infine sono state aggiunte le multi candidature, un’opzione che rende le liste elettorali meno bloccate rispetto a prima.

Se si andasse oggi alle elezioni, e facendo finta che fossero confermati gli stessi identici voti delle elezioni dello scorso anno, andrebbero al ballottaggio Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, e a questo punto, anche se Renzi dice che non si fanno accordi post-elettorali e grandi coalizioni con questa legge, il PD sarebbe costretto a mettersi d’accordo con il centrodestra per far confluire i suoi voti, pena la perdita delle elezioni. In Parlamento, con la soglia al 4,5% per le coalizioni e all’8% per chi invece è fuori dalle coalizioni, ci sarebbero soltanto quattro partiti: PD, M5S, PDL (va valutato quanto prenderebbe Ncd staccato da Forza Italia), e Scelta Civica, invece dei 10 che sono entrati. La Lega Nord invece resterebbe fuori in quanto ha raggiunto il 4,08% a livello nazionale ed ha superato il 9% solo in due Regioni.

Foto: Wikipedia

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