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Italiani sempre più poveri: sopra il reddito minimo meno di uno su due

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La crisi morde in tutta Europa e ancor di più in Italia. Mentre negli altri Paesi si intravedono lumicini di speranza, e a volte la crisi è del tutto passata (vedi Germania e Inghilterra), da noi continua a rimanere imperterrita, e a creare disuguaglianze. Nell’ultimo studio effettuato da Bankitalia si dimostra come il numero degli italiani sotto la soglia di povertà continui a crescere, e la tanto sbandierata uscita dalla crisi in realtà non si vede affatto.

La principale novità dell’analisi di quest’anno è che l’Istituto nazionale ha stabilito a quanto ammonta la soglia di povertà vera, quella cioè sotto la quale ci si può dichiarare effettivamente poveri: 7.678 euro l’anno, ovvero circa 639 euro al mese. Questo per un single, mentre per una famiglia composta da padre, madre e un figlio, la cifra che si dovrebbe guadagnare complessivamente per non risultare poveri deve superare i 2000 euro al mese. Numeri che in Italia sembrano una chimera.

Sono più del 50% infatti gli italiani al di sotto di tale soglia, e addirittura il 16% quelli che stanno al di sotto della povertà assoluta, il 2% in più rispetto all’ultima rilevazione del 2010. In Italia, a parte le tasse, cala tutto. Cala la ricchezza media (-6,9%), cala il reddito medio (-7,3%), e i risparmi. Più di una famiglia su quattro ha ancora almeno un debito pendente. Tutto ciò sembra dovuto, oltre che alla crisi economica, anche alla mancanza di lavoro.

Secondo i dati di Eurostat infatti la disoccupazione italiana non solo aumenta, ma è anche molto più alta dei numeri ufficiali. Ufficialmente infatti gli italiani disoccupati sono il 12,7%. In realtà, contando anche quelli che il lavoro nemmeno lo cercano perché scoraggiati da questa situazione drammatica, si salirebbe al 24%, quasi il doppio. Per intenderci, quella greca è al 29% circa. Tutta questa domanda di lavoro così ampia si scontra con un’offerta sempre minore (migliaia di aziende chiudono ogni anno e altrettante si spostano all’estero), e così gli imprenditori sono liberi di offrire salari da fame (spinti a volte anche dalle eccessive tasse sul lavoro) tanto qualcuno che il lavoro lo fa anche da sottopagato c’è sempre.

Si spiegano così due dati: il primo è quello già esposto del calo del reddito delle famiglie italiane che si indebitano e guadagnano sempre meno, l’altro è quello dei ricchi che, paradossalmente, crescono sempre di più. Sempre secondo Bankitalia infatti il 10% delle famiglie italiane detiene quasi la metà dell’intera ricchezza nazionale (il 46,6%). Un incremento di quasi un punto percentuale dal 2010. Un dato sul quale riflettere.

Foto: © Thinkstock

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3 commenti

  1. Finché in Italia ci saranno troppi parlamentari, partiti dove si possono passare la palla e non concludere nulla e prendere li stipendio regolare tutti i mesi le cose non cambieranno. Se una persona non sa fare il suo lavoro viene licenziato perché per loro questo non avviene che dovrebbero essere i primi a mostrare di essere capaci ed avere un comportamento impeccabile? Mi domandavo, perché anno messo le cinture e il casco obbligatorio e l’inosservanza porta alla multa? Avevano detto che era per la nostra sicurezza, ma io dico che era solo per far cassa, altrimenti il reddito di cittadinanza l’avrebbere messo già da tempo senza tante discussioni. Cosa sta più a cuore la nostra sicurezza e quindi star bene o i loro interessi.mmmmmhhhh

    • ah certamente non sono i nostri politici quelli che soffrono la povertà, ma molte volte non sono nemmeno loro i più ricchi (Berlusconi a parte), ma chi li controlla da dietro.

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