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Calcolo pensione, il regolamento per il 2014

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Andare in pensione è sempre più difficile per gli italiani, specialmente perché la legge cambia con una cadenza quasi annuale. Nell’ultima legge di stabilità, varata sul finire del 2013, sono stati decisi nuovi aggiustamenti per il 2014. Per la maggior parte la situazione è leggermente migliore rispetto a quella uscita dalla riforma Fornero, anche se accedere alla pensione oggi diventa una vera e propria impresa. Un aspetto importante da tenere in considerazione è che sono stati aboliti il meccanismo delle quote e la finestra di scorrimento, o finestra mobile.

Altra novità è che per andare in pensione bisogna cessare qualsiasi attività di lavoro dipendente, mentre i lavoratori autonomi possono continuare a lavorare. Vediamo comunque come cambia il regolamento per il 2014 a seconda della categoria di appartenenza.

Regole pensione per gli uomini

Il calcolo si avvale del metodo contributivo, cioè si calcola il numero e la quantità di contributi versati all’Inps durante tutto il periodo lavorativo. Dunque si basa sui contributi versati e non sulla retribuzione ottenuta. Per andare in pensione il primo requisito è che bisogna avere compiuto 66 anni d’età senza distinzione tra settore pubblico e privato, sia dipendenti che autonomi. L’anzianità contributiva dev’essere di almeno 20 anni (bisogna cioè aver versato contributi almeno per 20 anni).

Per andare in pensione anticipata bisogna avere almeno 42 anni e due mesi di contributi. In questo caso però bisogna considerare un meccanismo di disincentivi. Sull’anzianità contributiva precedente al 1° gennaio 2012 viene applicata una riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo e del 2% se si superano i due anni (se si va in pensione due anni prima per esempio si otterrà una riduzione dei contributi del 2%, se si va tre anni prima la riduzione è del 4%). La riduzione del 2% è valida anche se si va in pensione prima dei 60 anni. La penalizzazione non si applica se si hanno i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2017.

Infine ci sono nuove regole sulla flessibilità in uscita. Essa si applica tra i 62 e i 70 anni di età e prevede che chi entro il 31 dicembre 2012 ha maturato 36 anni di contribuzione e 60 anni d’età oppure 35 e 61 potrà andare in pensione a 64 anni.

Regole pensione per le donne

Anche per le donne vale il metodo contributivo esattamente come per gli uomini. Per andare in pensione nel 2014 le donne devono avere compiuto almeno:

  • 62 anni d’età per i contributi Inps “tradizionali”
  • 63 anni e 6 mesi per la gestione separata o per le autonome
  • 66 anni per le donne dipendenti pubbliche.

L’anzianità contributiva dev’essere di minimo 20 anni. Per poter accedere alla pensione anticipata bisogna avere almeno 41 anni e 2 mesi di contributi. Introdotta anche la flessibilità in uscita che prevede che le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2012 hanno maturato 20 anni di contributi e almeno 60 anni d’età, possono andare in pensione a 64 anni. Le regole per la flessibilità in uscita sono invece uguali a quelle degli uomini.

Regole pensione per lavori usuranti

Una disciplina a parte vale invece per i lavori usuranti. Stando al sito ufficiale dell’Inps, lavori usuranti si ritengono quelli indicati di seguito:

  • Galleria, cava o miniera in prevelenza e continuità (cioè si fa questo lavoro fisso e non basta farlo per pochi mesi o anni);
  • Palombari;
  • In cassoni ad aria compressa;
  • Ad alte temperature (altoforni, acciaierie, ecc.);
  • Lavorazione del vetro cavo;
  • In spazi ristretti;
  • Asportazione di amianto;
  • Notturni;
  • In linea catena.

Per poter accedere alla pensione per lavori usuranti bisogna aver maturato almeno 7 anni di contributi in uno di questi settori negli ultimi 10 anni e per almeno la metà della vita lavorativa (es. in 40 anni di contributi un lavoro usurante dev’essere stato regolarmente effettuato per almeno 20 anni, e almeno per 7 anni negli ultimi 10). Per tutti questi lavoratori i requisiti cambiano in questo modo: l’età anagrafica minima per accedere alla pensione è di 61 anni per i dipendenti e 62 per gli autonomi, e la quota età anagrafica + anzianità contributiva dev’essere di almeno 97 per i dipendenti e 98 per gli autonomi (es. 61 anni d’età e 36 di contributi per un lavoratore dipendente). Questi valori possono cambiare a seconda delle tabelle speciali redatte dall’Inps che variano a seconda della tipologia del lavoro. Il numero di anni minimo di contribuzione dev’essere di 35. In questo caso le finestre mobili sono ancora intatte e vanno dai 12 mesi per i dipendenti ai 18 per gli autonomi.

Infine va aggiunta un’importante novità che ha introdotto da quest’anno il Ministro Giovannini. È infatti possibile andare in pensione anticipata con il prestito Inps. In sostanza chi decide di aderire alla pensione anticipata riceve l’80% della cifra che riceverebbe se andasse in pensione normalmente, pagata in parte dall’Inps e in parte dall’azienda stessa. Una volta maturati i requisiti per andare effettivamente in pensione, su di essa verrebbe decurtata una cifra tra il 10 ed il 15% che servirà per ripagare questo prestito che ha permesso di andare in pensione anticipatamente. Il meccanismo è volontario e varrà solo per il settore privato. Questo prestito non è ancora entrato in vigore, ma potrebbe farlo nei prossimi mesi.

Fonte: Inps
Foto: Sxc

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