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Rinnovabili, investimenti in calo nel 2013

incentivi rinnovabili

La consapevolezza ambientale è in aumento in tutto il mondo. Lo sono anche le energie rinnovabili, il risparmio energetico ed il numero di persone che lavora in questo campo. Ma quello che non aumenta sono gli investimenti. Anzi, c’è di peggio visto che quello appena fatto registrate è il secondo anno di calo consecutivo. Che l’epoca d’oro delle rinnovabili sia già terminata?

A fare i conti in tasca al settore è stato Bloomberg nel suo rapporto BNEF (Bloomberg New Energy Finance), il quale ha preso in considerazione non i megawatt installati, ma la quantità degli investimenti finanziari. Probabilmente hanno avuto un certo peso i cali nei costi perché anche se l’energia rinnovabile installata è sempre di più, i miliardi mossi sono sempre meno. L’anno migliore è stato il 2011 quando si è raggiunto, a livello globale, un investimento nelle rinnovabili da 317,9 miliardi di dollari. Dopo l’anno dei record nel 2012 gli investimenti sono calati a 288,9 miliardi, e nel 2013 siamo scesi a 254 miliardi. Di questo passo l’intero settore potrebbe risentirne fortemente.

I due principali investitori, Stati Uniti e Cina, hanno visto un leggero calo di denaro impiegato in questi progetti. Ma quella che ha registrato un crollo vertiginoso è stata l’Europa, complice forse anche la crisi economica, la quale per anni ha trainato gli investimenti nelle rinnovabili ma che nel 2013 ha utilizzato quasi la metà dei fondi utilizzati appena un anno prima. Per essere più precisi, il calo cinese si attesta al 3,8% (61,3 miliardi di dollari nel 2013); quello americano dell’8,4% (53 miliardi) mentre quello europeo è stato del 41%. È vero pure che nel 2012 erano stati presi provvedimenti importanti, come dimostrano i 97,8 miliardi investiti lo scorso anno, a fronte dei soli 57,8 del 2013. E così il dito viene puntato principalmente sulle grandi economie: Germania, Francia e, ahinoi, anche Italia, le quali hanno ridotto le sovvenzioni statali e di conseguenza i consumi sono crollati.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. L’altro lato della medaglia è certamente più confortante. Sempre Bloomberg dimostra infatti che probabilmente il calo è anche legato alla riduzione dei costi degli impianti di circa il 20%. Anzi, se il calo degli investimenti è stato solo del 12%, significa che probabilmente il risultato finale ottenuto in megawatt installati rimane positivo. Altro motivo di calo è che, crollando anche il costo dell’energia, molte aziende non ritengono più così fruttuoso investire in questo settore. Ciò significa che il consumatore finale ci guadagna dato che l’energia costa di meno. Inoltre il calo dei costi sta spingendo Paesi poveri che una volta sognavano tecnologie del genere come Cile, Etiopia e Sudafrica, ad investire in questo settore. Ovviamente la quantità di denaro non può essere paragonata a quella degli Stati Uniti, ma si tratta di un mercato agli albori e quindi in continua evoluzione.

Fonte: Cleantechnica

Foto: © Thinkstock

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