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Legge elettorale Renzi-Berlusconi, ecco la bozza

matteo renzi

Dopo un week-end di fuoco nel quale le varie forze politiche hanno commentato, quasi sempre con critiche, il discusso incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, oggi finalmente viene alla luce la bozza sulla quale i due hanno trovato un accordo più o meno ampio. Renzi ne discuterà oggi con i propri colleghi di partito, in Forza Italia invece come sempre non se ne parlerà perché tanto Berlusconi ha già deciso. Resta da vedere se Alfano e il suo partitino accetteranno di approvarlo. Vediamo di cosa si tratta.

In sostanza la bozza di legge elettorale parte dal modello spagnolo, ma poi viene modificato per accontentare un po’ tutti. Le Camere, attualmente due, diventano una sola, chiamata Camera elettiva composta sostanzialmente dall’attuale Camera dei Deputati, e sarà eletta a livello nazionale con il sistema proporzionale. In questo modo non vengono tagliati fuori i piccoli partiti perché riescono a piazzare qualcuno dei loro uomini all’interno di una maggioranza. Lo sbarramento, che nel sistema spagnolo è al 3%, verrà elevato per fare in modo che non ci siano partiti troppo piccoli che con 2-3 rappresentanti tengano in mano le sorti del Governo. Così la soglia viene elevata al 5% e, per come stanno adesso le cose, Alfano e il suo Centrodestra rischierebbero di rimanere fuori.

Ma questa è solo la proposta iniziale e, per convincere anche Ncd a votare a favore, la soglia potrebbe essere abbassata al 4% e, chissà, magari essere riportata proprio al 3%. Questa percentuale è fondamentale perché, più è alta, e più partiti piccoli come Scelta Civica, Italia dei Valori, La Destra, Fare per fermare il declino e le altre simili rischiano di ritrovarsi fuori dal Parlamento. Addirittura la soglia si vorrebbe portare all’8% per i partiti che non rientrano in nessuna coalizione, praticamente per evitare che, Movimento 5 Stelle a parte, ci siano voci fuori dal coro.

Il tanto discusso premio di maggioranza ci sarà, ma soltanto se la coalizione superasse il 35% dei voti. tale premio consisterebbe nel 20% in più di seggi che permetterebbe di ottenere un minimo del 55% dei seggi nella Camera e dunque come minimo una sessantina di voti circa di vantaggio. Il Senato invece sarebbe sostituito dalla Camera delle Regioni formata da rappresentanti delle varie regioni italiane (come sindaci, presidenti di Regione, ecc.) che non rientrerebbero tra i senatori eletti alle politiche ma al massimo alle elezioni amministrative. Questi “nuovi senatori” in realtà non sarebbero come i senatori odierni, per loro non sarebbe prevista l’indennità (lo stipendio) perché già percepiscono quello legato all’elezione regionale. Al massimo intascherebbero i rimborsi spese per raggiungere Roma. Questa Camera non avrebbe comunque il peso del Senato odierno dato che non voterebbe la fiducia al Governo.

Per quanto riguarda le liste, si seguirà l’indicazione della Corte Costituzionale che ha concesso solo quelle corte. In sostanza ci saranno pochi nomi bloccati per ogni partito mentre gli elettori potranno votare il proprio candidato della propria circoscrizione.

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